Il 19 febbraio l’ex presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol è stato condannato all’ergastolo per aver cercato d’introdurre la legge marziale nel dicembre 2024, ordinando poi all’esercito di circondare il parlamento.

“Il tentativo d’insurrezione risulta ampiamente provato”, ha dichiarato il giudice Ji Gwi-yeon, del tribunale distrettuale centrale di Seoul.

“L’imputato voleva sospendere il parlamento per un periodo di tempo considerevole”, ha aggiunto, sottolineando che “non ha mai mostrato alcun rimorso”.

Il tribunale ha anche condannato l’ex ministro della difesa Kim Yong-hyun a trent’anni di prigione.

La procura aveva chiesto di condannare l’ex presidente alla pena di morte, che è ancora in vigore nel paese, anche se l’ultima esecuzione risale al 1997.

Il 3 dicembre 2024 Yoon aveva proclamato la legge marziale, giustificandola con la necessità di “eliminare gli elementi ostili allo stato” e “proteggere il paese dalle minacce poste dalle forze comuniste nordcoreane”.

Poche ore dopo aveva ritirato il provvedimento su pressione delle forze politiche e di migliaia di manifestanti.

Nel gennaio 2025 era diventato il primo presidente sudcoreano in carica a essere arrestato, dopo che per settimane si era barricato nella sua residenza a Seoul.

Era stato poi destituito dalla corte costituzionale nell’aprile 2025, dopo mesi di manifestazioni e di caos politico.

Il 16 gennaio Yoon era stato condannato a cinque anni di prigione per intralcio alla giustizia e abuso di potere. Era accusato di aver escluso alcuni membri del governo da una riunione di preparazione della legge marziale e di aver impedito agli inquirenti di arrestarlo.

Nelle scorse settimane l’ex primo ministro Han Duck-soo e l’ex ministro dell’interno Lee Sang-min erano stati condannati rispettivamente a 23 e a 7 anni di prigione per il loro coinvolgimento nel tentativo d’introdurre la legge marziale.