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In Mozambico torna lo spettro della guerra civile

In Mozambico torna lo spettro della guerra civile

17 febbraio 2016 15:54

Ci sono voluti migliaia di mozambicani in fuga verso il confinante Malawi per dare la misura della crisi politica e militare che il Mozambico attraversa da diversi mesi. Scontri, omicidi, profughi, abusi da parte delle forze governative: alle prese con il braccio armato del principale partito d’opposizione, il governo del Mozambico sta conducendo una campagna militare che ha tutti i tratti di un conflitto non dichiarato, e che sembra determinato a nascondere, scrive Le Monde.

A Nkondezi, un villaggio nell’ovest del paese, a pochi chilometri dal confine con il Malawi, gli scontri sono ricominciati nel giugno 2015, dopo più di venti anni dalla fine della guerra civile (la pace è stata firmata a Roma nel 1992) e pochi mesi dopo la firma dell’ultimo cessate il fuoco, nel settembre del 2014.

Già nel 2013, infatti, la Resistenza nazionale mozambicana (Renamo) non aveva esitato a riprendere le armi contro il suo nemico storico, il partito di governo Fronte di liberazione del Mozambico (Frelimo). La Renamo denunciava la mancata integrazione delle sue forze nell’esercito regolare e nella polizia, e chiedeva una nuova legge elettorale. Per diciassette mesi la Renamo ha alimentato un’instabilità a bassa intensità, limitata a imboscate sulla strada che collega il nord e il sud del paese.

Questa volta è il turno di governo, che ha perso la pazienza nei confronti delle provocazioni del leader dell’opposizione, Afonso Dhlakama. Contestando i risultati delle elezioni per la quinta volta consecutiva, Dhlakama ha dato fuoco alle polveri. Il movimento ribelle non ha completato la sua trasformazione in partito politico e mantiene una gestione da guerriglia, in cui i politici restano soggetti ai militari. Intanto Dhlakama si è dato alla macchia nell’ottobre del 2015, e da allora non è più apparso in pubblico.

Da parte sua, il Frelimo sembra a poco a poco piegarsi all’influenza dei falchi del partito, sostenitori di una soluzione militare. Il presidente Filipe Nyusi, finora aperto al dialogo e moderato nelle parole, sembra aver abbracciato un metodo di eliminazione fisica dell’opposizione. Dal 2015, il governo ha inviato le sue truppe nelle province centrali del paese, dove la Renamo ha le sue roccaforti.

Così le verdi colline intorno a Nkondezi sono diventate una vera e propria “zona vietata”, dove l’esercito colpisce la popolazione accusandola di appoggiare e sostenere l’opposizione. Le testimonianze ricordano i giorni bui della guerra civile, e confermano le storie raccolte tra le persone fuggite in Malawi.

Nel centro del paese gli scontri stanno diventando sempre più comuni, suggerendo che i profughi potrebbero essere solo la punta dell’iceberg.

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