Trovare una propria personalità all’interno di un genere musicale orientato alla rarefazione, e in cui nel corso del tempo alcuni artisti hanno creato dei veri e propri marchi di fabbrica, può essere complicato. Quando si tratta di drone e ambient, uno dei motivi per cui Liz Harris, in arte Grouper, ha raggiunto delle vette difficilmente eguagliabili è perché la sua musica resta scrittura più che manipolazione. L’espressività è sedotta dalle proprietà fisiche delle macchine e dalle interferenze dell’ambiente, ma la sua sensibilità sovrasta tutto, si riempie dello spazio e lo converte in qualcosa di magico e di molto personale. Per chi è interessato a questo tipo di suoni e di ricerca, un disco interessante in ambito italiano è Rituals di April Clocks, nome d’arte di Danilo Betti, uscito a dicembre.

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È un lavoro essenzialmente romantico, a partire dalla traccia Hypersleep, un brano che irradia infinita dolcezza e che a posteriori inserisco nella colonna sonora di film come Aftersun di Charlotte Wells, perché mi ricorda la solitudine protettiva di chi s’immerge sott’acqua e trova sollievo in forme e riflessi che perderà subito. Rituals è un arazzo digitale che scorre e cresce progressivamente fino a raggiungere un senso di perdita delle proporzioni, e nel giro di nove brani fornisce una piccola esperienza di alchimia incrementata, quella che i personaggi di Thomas Mann potevano trovare nei sanatori, dove cambiava stagione all’improvviso e si era metà neve e metà sole. Da ascoltare più volte, per farlo vibrare contro una mente dalla mitezza inquieta. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1545 di Internazionale, a pagina 98. Compra questo numero | Abbonati