Un ribelle dopo gli scontri con le forze governative siriane ad Harasta Qantara, a est di Damasco.
  • 09 Feb 2016 09.34

Perché in Siria nessuno può vincere

Bernard Guetta
09 febbraio 2016 09:34

I ribelli perdono terreno di fronte all’avanzata del regime siriano. Qualcuno potrebbe pensare che la fine di questa guerra sia vicina, ma in realtà senza un compromesso regionale le ostilità continueranno.
La verità è che potremmo assistere a un allargamento dello scontro su scala mediorientale, anche perché da tempo la Siria è diventata il campo di battaglia del conflitto tra sciiti e sunniti, tra le due correnti dell’islam e i loro rispettivi paladini, Iran e Arabia Saudita, principali potenze della regione.

Gli iraniani sostengono il regime siriano perché la famiglia Assad, al potere da sessant’anni, appartiene a un ramo dello sciismo e ha aiutato Teheran negli anni ottanta a proiettarsi in territorio arabo, fino al Libano. I sauditi sostengono i ribelli perché sono sunniti come il 60 per cento della popolazione siriana e perché vedono nell’insurrezione lo strumento per fiaccare le ambizioni regionali dell’Iran.
In Siria le due potenze si giocano il dominio in Medio Oriente. Per i due governi la posta in gioco è decisiva, e a meno che non siano costretti a negoziare i limiti delle rispettive zone d’influenza non saranno certo le attuali difficoltà dei ribelli (causate dalle bombe russe) a mettere fine al conflitto.

I sauditi vogliono ritornare in posizione di forza mentre gli iraniani vogliono mantenere il vantaggio. Nel frattempo i russi rischiano seriamente di ritrovarsi impantanati in una guerra dei trent’anni.
Ma chi ha le maggiori possibilità di vittoria?

In Siria, l’Iran e l’Arabia Saudita si giocano il dominio in Medio Oriente. Per i due governi la posta in gioco è decisiva

L’Iran ha un vero esercito e una vita politica che, pur dominata dalle istituzioni clericali, permette l’alternanza al potere tra riformatori e conservatori. Teheran ha un grande potenziale economico che la cancellazione delle sanzioni potrebbe liberare, e soprattutto una gioventù istruita di cui le donne, a prescindere dal velo, rappresentano la maggioranza.

L’Arabia Saudita non ha niente di tutto ciò. I sauditi possono contare su armi sofisticate ma non hanno abbastanza soldati. Nel paese non esiste una vita politica e la società è governata da una monarchia arcaica e oscurantista.

L’Arabia Saudita è un paese in declino, mentre l’Iran è chiaramente in ascesa. Tuttavia, a prescindere dal calo del prezzo del petrolio, i sauditi conservano enormi riserve finanziarie, mentre l’Iran deve ricostruire la sua economia e deve gestire una popolazione che aspira alla democrazia, non certo al mantenimento dello statu quo o a nuove guerre. L’Iran è politicamente incerto, mentre la monarchia saudita controlla saldamente il paese e può contare sul fatto che i sunniti sono largamente in maggioranza in Medio Oriente.
L’esito del conflitto tra le due potenze è estremamente incerto, ed è per questo che gli europei, Francia in testa, cercano di mediare mentre gli Stati Uniti si tengono alla larga dalla regione.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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