Una manifestazione a Torino, 8 marzo 2017.

Quarant’anni della legge sull’aborto, in quattro grafici

Una manifestazione a Torino, 8 marzo 2017.
08 marzo 2018 15:48

A maggio si celebrerà il quarantesimo anniversario dell’entrata in vigore della legge sull’interruzione volontaria di gravidanza (ivg), che nel 1978 legalizzò l’aborto in Italia. Per l’occasione il ministero della salute ha diffuso una relazione sull’applicazione della legge da cui emerge che si ricorre all’aborto sempre più di rado: nel 2015 gli interventi sono stati 84.925, mentre nel 1983 erano stati 234.801 (numero massimo mai raggiunto su base annua).

Tutti gli indicatori confermano questa tendenza: per esempio il tasso di abortività, cioè il numero d’interruzioni di gravidanza per mille donne tra i 15 e i 49 anni (che rappresenta l’indicatore più accurato per una corretta valutazione), è stato del 6,6 per mille nel 2015, quasi un decimo in meno rispetto al 2014 e più che dimezzato rispetto al 1983.

Rimane elevato il ricorso all’interruzione di gravidanza delle donne immigrate, che usano di meno i contraccettivi per vari motivi, in particolare per le difficoltà di accesso al sistema sanitario. Le donne straniere nel 2015 erano il 31 per cento del totale delle donne che hanno interrotto una gravidanza. Questa tendenza tuttavia si sta invertendo: anche se le donne straniere che abortiscono sono molte, rispetto al passato sono sempre di meno. Tra le donne che interrompono una gravidanza, in numeri assoluti quelle nella fascia d’età fra i 30 e i 34 anni sono più numerose (nel 2014 erano più di ventimila) di quelle più giovani e in altre fasce di età. Nel nord del paese gli aborti sono di più rispetto al centro e al sud.

In generale il calo degli aborti in Italia è dovuto a diversi fattori, in particolare a tassi più alti d’istruzione e a una maggiore diffusione dell’educazione sessuale e della contraccezione (anche se l’Italia rimane indietro nell’uso dei contraccettivi rispetto ad altri paesi europei). Un fattore importante è stato, dal 2015, l’introduzione della cosiddetta pillola del giorno dopo.

Il farmaco Ulipristal acetato, la “cosiddetta pillola dei cinque giorni”, ha inciso molto sui dati, in particolare perché dall’aprile del 2015 le maggiorenni possono comprare il farmaco senza prescrizione. I dati di vendita confermano questa tendenza: nel 2014 sono state acquistate 16.796 confezioni che sono arrivate a 83.346 nel 2015. In aumento anche la diffusione della pillola abortiva Ru486: gli aborti farmacologi nel 2014 sono stati il 15 per cento del totale.

Il fenomeno dell’obiezione di coscienza rimane molto diffuso ed è in aumento tra i ginecologi. I medici obiettori nel 2014 erano il 70,7 per cento del totale, contro il 70 per cento dell’anno precedente. Il numero dei ginecologi non obiettori intanto è sceso da 1.490 a 1.408. La regione con più obiettori è il Molise (89,7 per cento), seguita dalla Sicilia (89,1 per cento) e dalla Basilicata (88,1 per cento), quella con meno obiettori è l’Emilia Romagna, con il 53 per cento.

Contro l’obiezione
Dopo quello del 2017, anche quest’anno le femministe di Non una di meno hanno convocato uno sciopero delle donne l’8 marzo sia nelle attività produttive sia in quelle di cura, per manifestare contro la violenza di genere.

Una delle rivendicazioni di Non una di meno è l’abolizione dell’obiezione di coscienza per i medici, il personale non medico e i farmacisti che lavorano nelle strutture pubbliche. Le femministe chiedono anche sostegno all’interruzione di gravidanza farmacologica nei consultori e più finanziamenti per queste strutture che promuovono la salute riproduttiva delle donne, la contraccezione e l’educazione sessuale. Il 3 marzo Non una di meno ha lanciato il suo appello per la manifestazione #Lottomarzo proprio dal policlinico Umberto I di Roma per denunciare la chiusura del reparto in cui era praticata l’interruzione volontaria di gravidanza.

Inoltre le attiviste hanno aperto una piattaforma partecipativa chiamata Obiezione respinta per raccogliere informazioni sulla diffusione degli obiettori di coscienza all’interno delle strutture sanitarie italiane. La mappa permette di denunciare i reparti e le farmacie dove si esercita l’obiezione di coscienza e di diffondere informazioni sulle strutture in cui non ci sono obiettori.

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Pier Andrea Canei