Le proteste contro il trasferimento di un gruppo di settanta rom nel quartiere di Torre Maura a Roma, il 3 aprile 2019.

Cosa è successo a Torre Maura e perché Roma esclude i rom

Le proteste contro il trasferimento di un gruppo di settanta rom nel quartiere di Torre Maura a Roma, il 3 aprile 2019.
04 aprile 2019 15:59

Il pomeriggio del 2 aprile, quando un gruppo di settanta rom (tra cui 33 bambini e 22 donne) è arrivato in un centro di accoglienza di Torre Maura, nella periferia est di Roma, i residenti del quartiere hanno cominciato a protestare contro la decisione del comune di trasferirli. Il centro, fino a poche settimane prima, ospitava dei richiedenti asilo, mentre i nuovi ospiti provenivano da un altro centro di Torre Angela, chiuso per decisione del comune. Alle 18.30 i residenti hanno preso dei cassonetti della spazzatura e li hanno messi in mezzo alla strada, incendiandoli.

Poco dopo è arrivata una delegazione di Casapound, guidata da Mauro Antonini, quindi un gruppo di Forza nuova. I militanti hanno gettato a terra i panini destinati ai rom e li hanno calpestati, dicendo “Zingari, dovete morire di fame”. Nella notte tra il 2 e il 3 aprile, il comune ha deciso di ricollocare i rom in altri centri. Per Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio e autore del libro Sulla pelle dei rom (Edizione Alegre), al di là delle strumentalizzazioni politiche da parte dei gruppi dell’estrema destra romana, che sono molto frequenti e ricordano casi simili come le proteste contro il centro per richiedenti asilo minorenni a Tor Sapienza nel 2015, a Roma situazioni di tensione su questo tema sono frequenti, perché da sempre in città sono state attuate politiche di ghettizzazione e di esclusione dei rom.

“La sindaca di Roma Virginia Raggi sta proponendo la soluzione dei campi o dei centri monoetnici che sono già stati sperimentati a Roma dal sindaco Gianni Alemanno “, afferma Stasolla. “I costi di questo tipo di modello sono altissimi, si parla di 450 euro a persona al mese, senza alcuna reale possibilità di inclusione”, continua il presidente della 21 luglio.

Negli ultimi mesi gli sgomberi sono aumentati e i rom che vivono in emergenza abitativa sono stati strumentalizzati

A Torre Maura ci sono molti rom che vivono in casa e non ci sono mai stati episodi di razzismo verso questa minoranza. È il modello dei grandi campi rom in stile alemanniano che è sotto accusa, secondo Stasolla. A Roma ancora resiste il “sistema dei campi” per cui Roma è stata richiamata diverse volte dalle autorità europee. L’Italia è uno dei paesi dell’Unione europea dove abitano meno rom (tra le 120mila e le 180mila persone, lo 0,2 per cento della popolazione). Dagli anni ottanta, in alcune città italiane si è deciso di sgomberare gli accampamenti spontanei e di confinare i rom, i sinti e i camminanti all’interno di campi di container gestiti dallo stato, lontano dalle città.

Roma è la città con più campi statali e in questi insediamenti vivono circa cinquemila persone. Oltre ai campi riconosciuti ci sono poi molti campi informali. Il presidente dell’Associazione 21 luglio conferma che sono circa 1.800 i rom che nella capitale vivono in campi informali in una situazione di emergenza abitativa, ma accusa anche l’amministrazione capitolina di non avere nessun piano per il superamento di questa situazione. Anzi negli ultimi mesi gli sgomberi sono aumentati e i rom che vivono in emergenza abitativa sono tornati a essere strumentalizzati.

“Questa giunta non sta chiudendo dei campi, ne sta aprendo di nuovi”. Il modello dei rom ospitati nei centri risale all’epoca di Alemanno (2008-2013) che aprì dei centri di raccolta in via Visso, via Amarilli e via Salaria. Quando era all’opposizione, Virginia Raggi si era avvicinata al lavoro di molti esperti e studiosi e aveva contattato anche l’Associazione 21 luglio, esprimendo la volontà di superare il cosiddetto sistema dei campi. Ma nel corso del suo governo Raggi non ha realizzato quello che aveva promesso, cioè “la chiusura dei campi rom”. Ha invece riproposto formule già usate in passato da altre amministrazioni che si sono rivelate estremamente dispendiose e inefficaci. “Al momento in città non è attivo nessun tavolo istituzionale con le associazioni sulla questione dei rom, la sindaca decide da sola e questo è il motivo per cui si sta scontrando con situazioni come quella di Torre Maura o come lo sgombero del Camping River l’estate scorsa”, afferma Stasolla.

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Per il presidente dell’Associazione 21 luglio la situazione dei rom a Roma è sempre più preoccupante, i sentimenti di ostilità, razzismo e antiziganismo sono sempre più diffusi, tanto che i rom comunitari, soprattuto quelli che vengono dalla Romania, stanno lasciando il paese. “I numeri si sono abbassati e questo sarebbe quindi il momento giusto per trovare delle soluzioni razionali al problema”, afferma Stasolla. Ma invece l’amministrazione comunale guidata dai cinquestelle ha svuotato di risorse il piano rom, rendendolo inefficace e “ha militarizzato i campi”. Il grosso rischio oggi, secondo Stasolla, è che alle famiglie di Torre Maura siano proposte delle soluzioni irricevibili, “come quella che prevede la divisione dei nuclei familiari”. Questo avrebbe un’unica conseguenza: “le persone tornerebbero a dormire per strada”.

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Claudia Grisanti
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