Migranti sulla Sea Watch, al largo di Malta, 5 gennaio 2019. (Federico Scoppa, Afp)

I porti italiani non sono mai stati chiusi

Migranti sulla Sea Watch, al largo di Malta, 5 gennaio 2019. (Federico Scoppa, Afp)
07 gennaio 2019 12:14

Al largo di Malta 32 persone sono bloccate a bordo di una nave umanitaria che batte bandiera olandese, la Sea Watch 3, da 17 giorni. È un record assoluto: a fine agosto 2018, 177 persone erano state bloccate a bordo della nave Diciotti della guardia costiera italiana per undici giorni.

Le condizioni dei migranti a bordo della Sea Watch 3 sono pessime e i rifornimenti di acqua e cibo basteranno ancora per poche ore. La portavoce dell’organizzazione Giorgia Linardi in una conferenza stampa il 7 gennaio ha dichiarato: “È una situazione che potrebbe degenerare all’improvviso. Siamo molto preoccupati, perché temiamo che da un momento all’altro possa succedere qualcosa. E non possiamo continuare così se non per pochi altri giorni”. Le 32 persone sono state soccorse il 21 dicembre al largo della Libia e da quel momento sono state protagoniste di un duro braccio di ferro tra i diversi governi europei che non trovano un accordo né sul porto di sbarco né su un piano di ripartizione per l’accoglienza delle persone che ne permetta lo sbarco.

Stessa sorte è toccata ad altri 17 migranti soccorsi dalla nave dell’ong tedesca Sea Eye. Anche se alcuni governi come quello olandese e quello tedesco si sono detti disponibili ad accogliere i migranti, ancora non c’è un piano condiviso per lo sbarco. In Italia, il governo si è spaccato sulla possibilità di accogliere almeno una parte dei migranti bloccati sulla Sea Watch 3. Il 4 gennaio il vicepremier Luigi Di Maio su Facebook aveva annunciato la disponibilità ad accogliere donne e bambini, se i maltesi avessero concesso l’attracco. Mentre il vicepremier Matteo Salvini ha ribadito la linea dura e ha escluso che ci sia la volontà di collaborare con gli altri governi europei su questo caso.

Quarantasei persone al giorno
Alcuni giornali il 5 gennaio hanno svelato che l’annuncio di Di Maio ha indisposto il governo maltese e ha fatto saltare un piano europeo condiviso che aveva già ricevuto l’assenso del presidente del consiglio Giuseppe Conte. Intanto però il ministero dell’interno ha pubblicato i dati degli arrivi del 2018 nel suo cruscotto statistico mensile da cui risulta che dal 21 dicembre (data in cui sono state soccorse le persone dalla Sea Watch 3) sulle coste italiane sono sbarcate 165 persone, molte di più di quelle che sono a bordo delle due navi umanitarie (un totale di 49 persone).

Dal momento in cui l’Italia ha dichiarato di aver chiuso i porti alle navi che soccorrono migranti nel Mediterraneo centrale, in realtà sono arrivate nel paese via mare 3.293 persone, 359 nel solo mese di dicembre 2018. Dati comunque in netto calo (dell’85 per cento) rispetto a quelli dell’anno precedente. “Nei sette mesi di governo Conte, in Italia sono sbarcate in media 46 persone al giorno”, afferma il ricercatore dell’Ispi Matteo Villa.

“Dall’inizio della politica dei porti chiusi, gli sbarchi sono diminuiti ma non si sono fermati”, continua. Tra giugno e dicembre 2018, inoltre, i migranti arrivati dalla Libia in Europa non sono sbarcati solo in Italia: “Malgrado si accusi spesso Malta di mancanza di collaborazione, ben 1.124 persone sono state fatte sbarcare nel paese, Malta ha 460mila abitanti. Facendo le proporzioni, è come se in Italia in sette mesi fossero sbarcate 148mila persone”.

pubblicità

L’avvocato dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) Antonello Ciervo sostiene che se i porti fossero chiusi dovrebbe esserci un provvedimento ufficale del ministro dei trasporti e delle infrastrutture Danilo Toninelli: “L’hashtag ‘chiudiamo i porti’ è pura propaganda politica, perché non esiste nessun decreto ministeriale che dispone la chiusura dei porti. Inoltre dal 25 agosto 2018, cioè da quando sono sbarcati i migranti dalla nave Diciotti, sono sbarcate in Italia 3.293 persone”. Anche Carla Roncallo, presidente dell’Autorità portuale del Mar ligure orientale, aveva sollevato le stesse perplessità: “Non risultano provvedimenti che dispongano la chiusura. Qualsiasi nave può quindi chiedere l’autorizzazione all’attracco”.

I dati sono stati pubblicati dallo stesso ministero dell’interno. “Nel solo mese di dicembre sono sbarcate in Italia 359 persone. Su questo dato chiediamo al ministro un chiarimento: per quale motivo in Italia dal 21 dicembre sono sbarcate 165 persone e invece le 49 a bordo delle due navi umanitarie non ottengono il permesso di scendere a terra? Sembra che la chiusura dei porti sia discriminatoria e cioè valga solo per le navi delle ong. Se così fosse, si tratterebbe di una violazione sistematica delle leggi del mare, una violazione molto grave del diritto internazionale”, conclude Ciervo.

Leggi anche:

Abbonati per ricevere Internazionale
ogni settimana a casa tua.

Abbonati
Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.
pubblicità

Articolo successivo

Le città calde del futuro
Claudia Grisanti
Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.