Un migrante sul ponte della nave umanitaria tedesca Sea Watch 3 al largo di Malta, nel mar Mediterraneo, 4 gennaio 2019.

Cosa succede sulle navi umanitarie bloccate nel Mediterraneo

Un migrante sul ponte della nave umanitaria tedesca Sea Watch 3 al largo di Malta, nel mar Mediterraneo, 4 gennaio 2019.
04 gennaio 2019 16:40

Dopo quattordici giorni senza un porto dove sbarcare, due navi – tra cui una italiana della missione Mediterranea – sono partite dal porto della Valletta, a Malta, per portare rifornimenti alla nave Sea Watch 3. L’imbarcazione umanitaria tedesca è al centro di un nuovo braccio di ferro tra i paesi europei, cominciato il 22 dicembre con il soccorso di 32 persone al largo della Libia.

Nella stessa situazione della Sea Watch 3 si trova la Professor Albrecht di Sea Eye, che il 29 dicembre ha soccorso 12 persone. Né l’Italia né Malta permettono alle 49 persone salvate dagli equipaggi delle due navi di sbarcare nei loro porti, nonostante tra loro ci siano anche dei minori. Il più piccolo ha un anno. Le condizioni del mare inoltre sono peggiorate e hanno costretto le due navi ad avvicinarsi alla costa maltese.

I Paesi Bassi, la Francia e la Germania si sono detti disponibili al ricollocamento dei migranti soccorsi. Il 3 gennaio il portavoce del ministero della giustizia olandese Lennart Wegewijs ha detto che i Paesi Bassi prenderanno “un certo numero di migranti a bordo della Sea Watch 3, a condizione che gli altri governi europei facciano lo stesso”. A Bruxelles un portavoce del commissario europeo Dimitris Avramopoulos ha confermato che il commissario è in contatto con gli stati membri nel tentativo di sbloccare la situazione e negoziare una soluzione.

A bordo della nave
Oltre a portare viveri e rifornimenti, le due navi partite da Malta hanno consentito anche a quattro parlamentari tedeschi di salire a bordo della Sea Watch 3 per documentare la situazione e portare avanti le trattative con il governo tedesco.

“Siamo al quattordicesimo giorno di navigazione, dal punto di vista psicologico le persone stanno sempre peggio”, dice Philip Hahn, il capomissione di Sea Watch 3. “Le condizioni atmosferiche sono state terribili e le persone hanno dormito in spazi molto ristretti, con i materassi a terra. La situazione dal punto di vista igienico sta peggiorando. Abbiamo cibo solo per pochi giorni, quindi aspettiamo una risposta dall’Unione europea”.

La nave Sea Watch 3, al largo delle coste di Malta, il 3 gennaio 2019.

In un comunicato l’organizzazione Sea Watch ha aggiunto: “Stiamo facendo, una volta di più, quello che le autorità e i governi continuano a non fare: andare a prestare soccorso a chi in mare rischia la vita a causa delle politiche europee di chiusura dei canali di ingresso legali, facendo ogni sforzo possibile per ridurre le sofferenze di persone, anche bambini piccolissimi, che hanno già affrontato l’inferno dei deserti e dei lager libici. Perché una società che viola i diritti fondamentali di alcuni è una società insicura e pericolosa per tutti”.

Diciotto organizzazioni hanno sottoscritto un appello chiedendo al governo italiano e agli altri in Europa di trovare una soluzione: “Chiediamo con urgenza all’Italia e agli altri stati membri dell’Unione europea di attivarsi senza ulteriori tentennamenti, affinché i 49 migranti da giorni bloccati in mare, tra i quali diversi minori inclusi bambini molto piccoli, possano immediatamente sbarcare in un porto sicuro e ricevere l’assistenza umanitaria a cui hanno diritto e le cure di cui hanno bisogno”.

L’opposizione dei sindaci
Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), nel 2018 la traversata del Mediterraneo centrale è costata la vita a 2.240 persone. Il tasso di mortalità è aumentato rispetto al 2017 a cause delle politiche di deterrenza totale adottate dai governi europei, che hanno di fatto sospeso le missioni di soccorso e hanno ostacolato l’attività delle organizzazioni umanitarie in mare. Tra gennaio e luglio del 2018 è morta una persona ogni 18 di quelle che hanno provato ad attraversare il mare. Molti sono stati intercettati dalla guardia costiera libica e portati indietro nei centri di detenzione.

Nonostante questi numeri, non c’è stato nessun cambiamento di prospettiva da parte dei governi che hanno adottato politiche sempre più restrittive. L’Italia ha chiuso i suoi porti alle imbarcazioni delle ong nel giugno del 2018, quando con un tweet del ministro dell’interno Matteo Salvini il paese ha impedito alla nave Aquarius di Medici senza frontiere e Sos Méditerraée di attraccare con più di novecento persone a bordo. Alcuni sindaci italiani si sono opposti alle politiche del governo e si sono detti pronti a fare gesti di disobbedienza civile. È il caso di Leoluca Orlando a Palermo o di Luigi de Magistris a Napoli.

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De Magistris ha mandato una lettera a Sea Watch: “La preoccupazione per le persone che avete salvato mi spinge a nome della città di Napoli di chiederle formalmente di volgere la prua verso la nostra città certi che sarete accolti nel nostro porto”. Inoltre, ha aggiunto il sindaco, “venti imbarcazioni in sicurezza raggiungeranno Sea Watch 3 per portare a terra le persone che ospitate”.

Circa 117.540 persone hanno attraversato il mar Mediterraneo nel 2018 e sono arrivate sulle coste europee, un decimo del milione che ha fatto lo stesso viaggio nel 2015. La Spagna è ora il principale punto d’ingresso dei migranti in Europa. L’anno scorso più di sessantamila persone sono arrivate ​​nel paese, superando il totale di arrivi in Grecia e in Italia.

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