Un lavoratore nigeriano nel campo di San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria, luglio 2017.

L’Italia non vuole neanche gli immigrati qualificati

Un lavoratore nigeriano nel campo di San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria, luglio 2017.
22 gennaio 2019 13:26

L’Italia è uno dei paesi più ostili all’immigrazione, che si tratti di persone in cerca d’asilo o di persone straniere qualificate che vorrebbero trasferirsi nel paese. I dati emergono dal sondaggio dell’istituto di ricerca statunitense Pew Research Center, che ha studiato le reazioni dell’opinione pubblica in dodici paesi economicamente avanzati. Mentre nel Regno Unito, in Germania e negli Stati Uniti la maggior parte degli intervistati è favorevole a incoraggiare l’arrivo di persone straniere qualificate e in altri paesi come la Francia e la Spagna la cosa è guardata con un certo favore, in Italia, in Israele e nei Paesi Bassi la metà degli intervistati si è detta contraria.

In alcuni paesi come la Svezia, il Regno Unito e la Germania anche tra chi è contrario all’immigrazione in generale, l’arrivo di lavoratori stranieri qualificati riscuote consenso. Mentre in Italia, nei Paesi Bassi e in Israele non è così: anche in questo segmento di popolazione la maggioranza è contraria ai lavoratori qualificati che pensano di trasferirsi nel paese.

Mentre in Australia e in Canada c’è un investimento sull’immigrazione qualificata e quindi la maggioranza degli stranieri che hanno più di 25 anni e risiedono nel paese ha un diploma o una laurea, l’Italia è il fanalino di coda anche in questo caso: solo il 14 per cento degli stranieri residenti ha un diploma o una laurea. In termini assoluti, sono gli Stati Uniti ad avere il maggior numero di immigrati diplomati e laureati (14,7 milioni).

“Le politiche migratorie dei diversi paesi hanno fortemente influenzato questo aspetto”, afferma lo studio del Pew Research Center. In Canada per esempio una legge del 1967 (Immigration act) ha favorito questo tipo di immigrazione: “In dieci anni, con questa legge l’immigrazione qualificata era passata dal 13 per cento nel 1971 al 44 per cento nel 1981”, si legge nel rapporto. “In Canada, dopo quarant’anni, con questo sistema basato sul merito circa i due terzi degli immigrati (63 per cento) hanno almeno un diploma”. In alcuni paesi addirittura gli immigrati hanno un grado d’istruzione più alta dei nativi: è il caso di Israele, del Regno Unito, del Canada e dell’Australia.

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