Baco Exu do Blues.

Il Kanye West di Bahia

Baco Exu do Blues.
12 gennaio 2019 12:21

Baco Exu do Blues, Bluesman
Tutto è blues per il rapper brasiliano Baco Exu do Blues. “La samba è blues, il rock è blues, il jazz è blues”, come recita l’irresistibile pezzo che apre il suo secondo disco, intitolato non a caso Bluesman. Questo brano, accompagnato da un cortometraggio altrettanto interessante, campiona nientemeno che Muddy Waters ed è contemporaneamente un piccolo trattato di musicologia, uno spaccato di vita nelle favelas, un invito cristologico a non dimenticare gli ultimi e un inno antirazzista. È il manifesto di un album sorprendente, in cui ci sono tanti spunti non solo musicali: in Queima minha pele si parla di depressione, mentre in Minotauro de Borges si tira in ballo La casa di Asterione, racconto dello scrittore argentino Jorge Luis Borges.

Baco Exu do Blues mette a frutto le sue origini afrobrasiliane, mescolando tutti i ritmi del continente americano e africano. Nei brani si alternano suoni trap, samba, funk, soul e ovviamente blues, tra chitarre elettriche e drum machine. Le strutture delle canzoni cambiano, si evolvono. Baco sa rappare, ma sa anche cantare molto bene.

C’è anche il tempo per un omaggio a Kanye West, al quale il rapper brasiliano si paragona nell’ironica Kanye West da Bahia, e per una ballata rap soul di gran classe come Flamingos. Bluesman è un disco vario e intrigante, diverte e rompe la monotonia senza disdegnare l’impegno politico. È uno degli album rap più interessanti usciti a cavallo tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019. Bahia 1 Atlanta 0.


The Raconteurs, Sunday driver
Jack White non sta mai fermo, come al solito. Sono passati pochi mesi dall’uscita di Boarding house reach, un disco di rock sperimentale che ha diviso la critica (a me non è piaciuto, ad altri più autorevoli di me ha convinto un po’ di più), ma il capo della Third Man Records è già pronto a pubblicare un nuovo lavoro dei Raconteurs, band attiva dal 2006 e della quale fanno parte anche Brendan Benson, Jack Lawrence (The Greenhornes, Blanche, The Dead Weather) e Patrick Keeler (The Greenhornes).

I nuovi pezzi, a differenza di quelli di Boarding house reach, non hanno velleità rivoluzionarie, sono solo canzoni rock oneste e orecchiabili che puntano su riff classici di chitarra e cori anni sessanta. E forse è per quello che funzionano. Gioca semplice, Jack, che ti riesce bene.


21 Savage, A lot
Il rapper di Atlanta 21 Savage, al secolo Shayaa Bin Abraham-Joseph, ha cominciato a fare rime dopo che un suo amico è stato ucciso il giorno in cui festeggiava il ventunesimo compleanno (per questo gli ha reso omaggio chiamandosi 21 Savage). 21 Savage è già stato autore di un paio di dischi interessanti, su tutti lo splendido mixtape Without warning, pubblicato il giorno di Halloween nel 2017 e registrato insieme a due pesi massimi del genere come Offset (Migos) e Metro Boomin (il produttore talmente bravo e onnipresente che ormai è diventato un meme).

Nel suo secondo album, I am > I was, 21 Savage non si discosta troppo dallo stile dei lavori precedenti, ma a tratti ricerca sonorità più dolci e si concede perfino un po’ d’ironia nei testi. Gli ospiti sono tanti e di livello, dal texano Post Malone (al quale 21 Savage ricambia il favore dopo il featuring in rockstar) a J. Cole, che arricchisce l’ottima A lot, ricca di atmosfere soul. E poi ci sono anche Childish Gambino e Offset. Insomma, il menu è ricco.


Paul McCartney, Get enough
Attenzione, anche Paul McCartney ha scoperto l’autotune. E ha deciso di usarlo nella sua ballata piano e voce Get enough, pubblicata il 1 gennaio. Un pezzo dal testo malinconico e romantico, ma con suoni che fanno riferimento quasi più al mondo del rap e dell’rnb che non al pop beatlesiano. E adesso chi glielo dice ai rockettari che scrivono “E allora la trap?” su Facebook che anche Sir Paul è passato dal lato oscuro della Forza?

Madame, Sciccherie
La settimana scorsa il giornalista di Noisey Elia Alovisi ha scritto un’interessante guida ai nuovi rapper italiani da tenere d’occhio nel 2019. Tra gli artisti citati da Alovisi c’è il casertano Speranza, del quale si parla insistentemente da mesi come next big thing dell’hip hop italiano, ma ci sono anche nomi più nuovi, come la vicentina Madame, che ha solo 16 anni ma fa già intravedere un talento niente male.

Sciccherie, il secondo singolo di Madame, è un pezzo abbastanza difficile da inquadrare: la base è trap, ma il testo è criptico (lei l’ha spiegato in questo video) e il brano ha delle decise virate pop. Il modo in cui Madame gioca con la metrica e il linguaggio però è sorprendentemente maturo per una ragazza della sua età e il risultato finale è molto interessante. Potrebbe essere davvero una delle sorprese del rap italiano nel 2019.


P.S. Ecco la prima playlist dell’anno. Buon ascolto!

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