Jon Hopkins. (Steve Gullick)

Jon Hopkins si fa guidare dal suono

Jon Hopkins. (Steve Gullick)
19 giugno 2019 13:54

Jon Hopkins è nel suo studio a Londra. Risponde al telefono con una voce quasi sussurrata ed è sempre molto educato. Sta lavorando a un remix, “ma non posso dire quale”, confessa il musicista britannico mentre approfitta di un momento di pausa.

Hopkins è uno dei pochi musicisti in circolazione in grado di creare un ponte solido tra cultura rave e musica ambient. Il suo quinto album, Singularity, è uscito un anno fa ed è stato ispirato soprattutto da due temi: la natura e la meditazione. È da questi elementi che nasce la forza tranquilla dei brani, costruiti su bassi potenti e sintetizzatori granulosi, che creano una costante atmosfera psichedelica. L’album, che si apre e si chiude con la stessa nota, come un cerchio, è stato accolto da ottime recensioni, oltre che da un riscontro di pubblico notevole. In questi giorni il musicista britannico lo sta portando in giro per l’Europa, e suonerà presto al festival di Glastonbury (dal 26 al 30 giugno), uno degli eventi musicali più importanti del mondo. “Per me è un onore, non c’è niente come Glastonbury”, spiega lui.

I concerti di Jon Hopkins toccheranno anche l’Italia. Suonerà il 12 luglio all’Home Venice Festival a Mestre e soprattutto al Viva! Festival, in programma dal 1 al 4 agosto in Valle d’Itria, in Puglia. Nel cartellone del Viva!, oltre a Hopkins, è prevista l’unica data italiana di Erykah Badu (che farà uno show per il suo progetto Dj Lo Down Loretta Brown), Apparat, Yves Tumor, Napoli Segreta e altri.

“È stato un anno incredibile, mi viene quasi da ridere se penso alla quantità di cose che ho fatto”, racconta Hopkins, “penso che il disco sia stato accolto così bene perché le persone vogliono riconnettersi in qualche modo al mondo naturale. Molta della musica elettronica che ascoltiamo oggi del resto ha una forte componente spirituale. Mi viene in mente Kelly Lee Owens, un’artista che apprezzo molto”.

L’omaggio alla natura di Singularity è anche un avvertimento contro i cambiamenti climatici? Hopkins non dà una risposta chiara su questo punto, ma piuttosto qualche indizio. “Singularity non parla esplicitamente di emergenza climatica, anche se il brano di apertura o altri pezzi come Everything connected fanno pensare a un pericolo incombente. Di solito però non compongo pensando a un tema specifico, preferisco partire da un suono, da un campionamento, da un sintetizzatore”.


Questo approccio alla composizione fa pensare a un grande musicista come Brian Eno. In un’intervista concessa a Lester Bangs nel 1979, Eno descrisse così il suo modo di lavorare: “È il suono a indirizzarti sempre verso la melodia di cui hai bisogno”. La sua formula è sempre stata “Sound first”, prima il suono. Hopkins questa lezione forse l’ha imparata proprio da lui, visto che i due hanno collaborato diverse volte a partire dell’album di Eno Another day on Earth nel 2005. L’ex leader dei Roxy Music ha anche voluto Hopkins in studio per affiancarlo nella produzione di Viva la vida or death and all his friends, il disco dei Coldplay pubblicato nel 2008. “Brian Eno per me è da sempre un punto di riferimento, ma la cosa buffa è che non avevamo mai parlato di questa cosa del suono. Ci sono arrivato da solo, in un certo senso. Lui mi ha insegnato l’importanza degli imprevisti nella musica: aiutano la creatività. Tutte le volte che vado in studio con un piano prestabilito, il risultato è noioso. Quando qualcosa va in modo diverso da quello che mi aspettavo, i risultati sono interessanti. Se posso registrare un rumore che viene fuori dalla finestra lo faccio”, aggiunge.

Jon Hopkins ha dichiarato più volte che gli piacerebbe collaborare con Thom Yorke, leader dei Radiohead e ormai ben avviato anche con la carriera solista: “Finora non è mai successo. Ogni tanto mando a Thom qualche registrazione, ma penso che gliene arrivino così tante che per lui non sarà facile ascoltarle. Al momento non mi ha ancora risposto, ma chissà, magari un giorno faremo qualcosa insieme”.

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Quali sono i programmi per il futuro? “Non penso che farò un altro disco per un po’ di tempo”, spiega Hopkins, “Vorrei fare qualche pezzo in collaborazione con altri musicisti, sarebbe più divertente. Ma è troppo presto per dire con chi lavorerò. Inoltre sto realizzando un’installazione sonora per l’Helsinki Art Festival, che sarà suonata alla stazione centrale della città”.

Come accennato, Hopkins salirà sul palco del Viva!, in Puglia. “Sono contento di tornare nel vostro paese. Il pubblico italiano è stato uno dei primi a darmi sostegno agli esordi. Non me lo dimentico”, conclude Hopkins.

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Claudia Grisanti
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