Lo splendore mistico di Capitan Mutanda

09 agosto 2017 14:40

Gentile bibliopatologo,
sono padre di Caterina, una meravigliosa bambina di quasi otto anni, che oltre a una buffa vertigine sulla fronte ha ereditato dal sottoscritto la passione per la lettura. La disinvoltura con la quale passa da Tolstoj a Capitan Mutanda contro il principe delle caccole, dai fumetti di Paperinik a Roald Dahl, è un chiaro segno per me, ma ancora non capisco di cosa: devo portarla da uno psicopedagogista che mi istruisca su come gestire la sia bipolarità, o devo piangere perché ho perso la capacità di adattarmi a testi così diversi?
–Massimo

Caro Massimo,
la seconda che hai detto (ho sempre sognato di rispondere così). Hai notato come sono brutte certe chiese moderne? Dei palazzoni spogli, con l’aria di uffici ministeriali dismessi, l’abside disadorno che non ha nulla della povertà cistercense ma ricorda, piuttosto, la piaga italiana dei lavori eternamente in corso; e soprattutto, sulle pareti grigie, quadri e quadrucci dai colori stridenti e chiassosi, non troppo diversi da quelli che ci assalgono dai dépliant di qualche setta più lunatica e pittoresca.

Eppure, portaci un bambino e non si accorgerà di nulla. Non soffrirà del kitsch religioso, delle bondieuserie devozionali, delle madonnine che paiono manichini di un grande magazzino, e neppure rabbrividirà quando qualcuno comincerà a infierire con il plettro sulle corde di nylon di una chitarra classica, tra cori variamente gallinacei che riescono nel miracolo di umiliare in un colpo solo il gregoriano e il gospel.

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C’è un altro che non si accorgerà di nulla, ed è il grande illuminato, che vive già nello splendore della percezione liberata e non ha bisogno della bellezza come forma di elevazione, come scala mistica. La bruttezza non lo ferisce. Se il bambino è al di qua del bello e del brutto, l’illuminato è al di là. Qualcuno – credo Aldous Huxley, credo in Paradiso e inferno – deve aver detto qualcosa di simile; ma non ho modo di controllare, e a dirla tutta neppure voglia, quindi per il momento la risposta è dentro di me (e però è sbagliata).

In compenso ho qui un altro libro, Lo stupore infantile di Elémire Zolla, che credo faccia al caso tuo. Che cos’è lo stupore di cui parla Zolla?

Distingue questa estaticità infantile una assenza. Vi manca infatti del tutto la suddivisione per noi fondamentale dell’universo nelle due metà rigorosamente, furiosamente contrapposte: pulito e sconcio, normale e mostruoso, beneodorante e fetido, accetto e repellente.

Questa infanzia mentale è la “premessa gloriosa e tradita dell’esistenza”, un tesoro che finisce presto sepolto: “Strati su strati, discorsi e formulette lo ricoprono e, induriti dal tempo, diventano le difese invalicabili dell’ordine sociale. (…) Lavorati a puntino sono gli uomini da un’educazione avvilente, ronzano loro costantemente nell’orecchio i ricatti degli affetti e dei doveri”. Ripescarlo da lì sotto non è facile, richiede la disciplina e la tenacia del sommozzatore, anche perché – lo troverai scritto in mille pagine di mistici di ogni tradizione – l’infanzia biologica e l’infanzia spirituale sono stati molto diversi. Soprattutto, non è bamboleggiando che si ritorna a quello stupore (Zolla avrebbe detestato i film della Pixar e le loro platee fatte di bambini precocemente smaliziati e di adulti rincitrulliti).

Tutto questo per dire: tua figlia vede il bello egualmente in Tolstoj e in Paperinik perché vive nello splendore della sua mente. Verrà il tempo della distinzione, non solo nel senso delle dualità a cui allude Zolla ma anche nel senso del sociologo Pierre Bourdieu: distinzioni di gusto che marcano appartenenze sociali, culturali, economiche, geografiche. Venuto quel momento servirà, se non lo psicopedagogista (non so neppure bene che figura sia, ma diffido di queste etichette in odore di ingegneria sociale), il vecchio precettore, l’aio, il centauro Chirone. Perché superata l’infanzia la bruttezza è forse la più grande minaccia da sventare.

Per il momento, pensa a recuperare dal fondo del mare, incagliato in chi sa quali relitti, il tesoro sommerso del tuo stupore infantile. E mettiti sotto la guida spirituale di tua figlia, così che ti insegni a vedere con gli occhi della sua mente non ancora intrappolata nella rete delle distinzioni lo splendore mistico di Capitan Mutanda.

Il bibliopatologo risponde è una rubrica di posta sulle perversioni culturali. Se volete sottoporre i vostri casi, scrivete a g.vitiello@internazionale.it

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