Il bellissimo Dogman di Matteo Garrone riesce a sbarazzarsi di tutta la grevità evocata dalla storia del “canaro”, raccontata dai Fattacci di Vincenzo Cerami o dalle pagine di cronaca nera dei quotidiani di fine anni ottanta. Il regista romano riporta la vicenda alla sua essenza, alla favola latina, al mito greco, perciò universale.

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Marcello si prende cura dei cani nel suo negozietto sperduto. Lo fa con dolcezza. La stessa dolcezza con cui progetta viaggi intorno al mondo con la figlioletta. Del resto anche a lui piace essere benvoluto. Forse per questo spaccia un po’ di cocaina, per essere benvoluto nel piccolo mondo dove vive. Di questo mondo fa parte anche Simone, un bullo fuori controllo che si rivolge a Marcello per la cocaina e per sfruttare a suo piacimento la sua disponibilità d’animo. Marcello non può fare altro che assecondarlo.

La dinamica tra vittima e molestatore è più antica ancora della morale. E il film riporta a un universo semplice, infantile, dove chi è più forte, senza eccezioni, mette i piedi in testa a chi è più debole. Secondo me non c’è bisogno di aggiungere altro, se non un ringraziamento a Matteo Garrone e ai suoi interpreti, Marcello Fonte ed Edoardo Pesce, per questo film essenziale.

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Parigi a piedi nudi è il quarto film diretto e interpretato da Fiona Gordon e Dominique Abel. I due hanno ormai uno stile proprio e riconoscibile, fatto di gag visive e molta fisicità. In questo caso Fiona (Gordon) parte dal lontano e freddo Canada per correre in aiuto della anziana zia Martha (Emmanuelle Riva, nella sua ultima interpretazione), che vive a Parigi e si rivolge alla nipote perché non vuole finire in un ospizio.

Fiona non fa in tempo a scendere dall’aereo che si ritrova a galleggiare nella Senna, senza documenti, né soldi, né tracce della zia che sembra svanita nel nulla. Per fortuna arriva Dom (Dominique Abel), un clochard immediatamente attratto da Fiona che, con il suo atteggiamento aperto e solare, la soccorre mostrandole il modo giusto con cui affrontare la grande ville lumière.

Il cinema di Dominique Abel e Fiona Gordon è generoso e ricco di idee. Ogni oggetto, ogni persona, ogni dettaglio può diventare protagonista di una scena, come nelle comiche di Charlot o nei film di Jacques Tati. È un cinema che assomiglia ai suoi autori: leggero ed elegante, sembra avere la testa tra le nuvole ma ha i piedi saldamente ancorati al terreno della realtà che ci circonda. Una parola per Emmanuelle Riva, morta a gennaio del 2017, e qui al suo ultimo film, che commuove e diverte con la sua zia Martha, svampita al limite della demenza, ma ribelle e vitale come una ragazzina.

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Abracadabra è una commedia con sfumature paranormali scritta e diretta da Pablo Berger. Carmen (Maribel Verdú) è una casalinga intristita dal rapporto con il marito Carlos (Antonio de la Torre), un uomo gretto che non la guarda neanche più, specialmente se gioca il Real Madrid. Poi a un matrimonio Carlos si sottopone a un esperimento di ipnosi che permette a uno spirito inquieto di impossessarsi del suo corpo.

Dopo aver giocato con gli stili del cinema muto e della favola con l’interessante Blancanieves, Pablo Berger ci riprova mescolando horror, musical e commedia paranormale. Il risultato è un film che avanza a strattoni, senza coerenza verso un finale che sembra una toppa di velluto attaccata su dei jeans.

In uscita anche Deadpool 2 di David Leitch, con Ryan Reynolds, Josh Brolin e Morena Baccarin.

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