Tameslouht, Les marocains, 2011. (Leila Alaoui, Per gentile concessione di Voice Gallery)

Leila Alaoui, 1982-2016

21 gennaio 2016 10:42

La fotografa franco-marocchina Leila Alaoui, 33 anni, stava lavorando per Amnesty international a Ouagadougou, in Burkina Faso, quando è rimasta ferita negli attentati del 15 gennaio: nella capitale un gruppo di jihadisti ha attaccato l’hotel Splendid e il bar ristorante Le Cappuccino.

Quella sera Alaoui e il suo autista, Mahamadi Ouédraogo, avevano parcheggiato davanti al bar Cappuccino, sul lato opposto dell’hotel, quando sono stati entrambi gravemente feriti nelle esplosioni. Ouédraogo è morto nell’auto. Alaoui, inizialmente stabilizzata dopo un lungo intervento, è deceduta in ospedale per un arresto cardiaco il 18 gennaio.

Nata a Parigi nel 1982, aveva studiato fotografia a New York. Viveva tra il Marocco e il Libano. Parlava del suo lavoro come di un modo per esplorare le identità e le diversità culturali, spesso attraverso le storie dei migranti. In un’intervista con Al Jazeera, Alaoui spiegava che le sue origini marocchine le davano il privilegio di attraversare frontiere che per molti erano impossibili da superare.

Nel 2008 rientrando in Marocco aveva ottenuto un finanziamento per realizzare un progetto sui migranti che si sarebbe chiamato No pasara, un lavoro sui giovani che cercano di attraversare le frontiere e raggiungere l’Europa. Poi aveva realizzato il progetto Crossings, una video installazione che riproduce l’esperienza dei migranti subsahariani in cerca di una vita migliore in Marocco. Si era poi trasferita a Beirut dove nel 2013 aveva lavorato a un progetto sui rifugiati siriani.

Le sue foto sono state esposte alla Maison européenne de la photographie di Parigi e sono state pubblicate su giornali di tutto il mondo tra cui il New York Times e Vogue.

Nel 2015 a Parigi, in occasione della prima edizione della biennale della fotografia araba, è stato esposto il suo lavoro Les marocains per cui aveva viaggiato con uno studio fotografico mobile nella parte rurale del paese per raccontare la popolazione locale. I ritratti esposti, alti un metro e mezzo, di uomini e donne di diverse etnie del paese costituiscono un archivio visivo delle tradizioni e dell’universo estetico del Marocco che rischia di scomparire, aveva spiegato Alaoui in occasione della sua mostra a Parigi. Per questo lavoro aveva scelto di costruire un set che mostrasse i soggetti in maniera elegante, “mettendone in risalto la fierezza e la dignità”.

Le immagini tratte dal lavoro Les marocains sono state cortesemente concesse dalla Voice gallerydi Marrakech.

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