“Chiedendo 7 anni di reclusione per Domenico ‘Mimmo’ Lucano, l’ex sindaco di Riace, famoso per aver trasformato il paese calabrese in un rifugio per migranti, la procura di Locri aveva chiesto una punizione esemplare”, scrive Eric Jozsef sul quotidiano francese Libération. “Andando ben oltre la richiesta della procura, il tribunale ha condannato l’ex sindaco di sinistra a tredici anni e due mesi di reclusione. Un verdetto generalmente riservato ai complici di cosa nostra o ai grandi criminali”, prosegue Jozsef. “‘Ho speso la mia vita contro le mafie”, ha dichiarato Domenico Lucano, “mi sono sempre schierato con i diseredati, i migranti che sono sbarcati qui. Ho immaginato di poter aiutare a riscattare la mia terra. Devo prendere atto che è finita’. Nella sua requisitoria il pubblico ministero ha cercato di evitare il terreno politico: ‘Qui non si processa l’obiettivo nobile dell’accoglienza. L’inchiesta riguarda la cattiva gestione dei progetti di accoglienza. Le vere vittime sono i migranti, che hanno ricevuto solo le briciole dei finanziamenti statali’”.

“La condanna è un duro colpo per il modello Riace”, scrive il quotidiano spagnolo La Vanguardia, “che aveva fatto il giro del mondo. Nel 2016 Forbes aveva inserito il sindaco nella lista delle persone più influenti del mondo e nel 2010 il regista tedesco Wim Wenders aveva realizzato un documentario sul suo modello di integrazione”. “Mi aspettavo un’assoluzione”, ha detto Lucano. Intanto i suoi legali hanno già dichiarato che faranno appello contro la sentenza di primo grado. Più decisa la posizione del magazine statunitense Jacobin: “Ci sono sentenze che, oltre a essere ingiuste, e perciò più che discutibili, sfidano apertamente la giustizia e il senso di ciò che è equo, dovuto”, scrive la filosofa Donatella Di Cesare, “il verdetto dei giudici di Locri non è emesso in nome del popolo italiano, che oggi in gran parte è sconvolto e profondamente indignato. Piuttosto appare la condanna ignobile decisa da uno stato, repressivo e xenofobo, che all’insegna del sovranismo e dei confini chiusi conduce ormai da tempo una guerra non dichiarata contro i migranti. I modi di questo conflitto sono diversi: sequestrare le navi delle ong, respingere indiscriminatamente, far torturare nei campi in Libia, lasciar morire in mare. Ma anche colpire chi non accetta di essere un cittadino complice e aiuta chi arriva qui. È in tale contesto che va letta la condanna a tredici anni e due mesi contro Mimmo Lucano, una sentenza eminentemente politica. È un messaggio esplicito contro chiunque in futuro si azzardi a ripeterne l’esempio. Chi accoglie è un criminale: ecco il messaggio. Sta a noi adesso la risposta a quella condanna infame con una mobilitazione di solidarietà a Riace e con Mimmo”.

“La notizia della sentenza è stata commentata dal leader della Lega Matteo Salvini”, scrive Lorenzo Tondo sul quotidiano britannico The Guardian, “accanito oppositore della politica a favore dei migranti promossa da Lucano: ‘La sinistra corre con candidati condannati a tredici anni di carcere’, riferendosi al fatto che l’ex sindaco di Riace era candidato alle elezioni regionali che si sono svolte il 3 e il 4 ottobre in Calabria”.

“Non si commenta una sentenza, si dice in Italia, come se la parola di un giudice fosse sacra. Ovviamente non lo è”, scrive Oliver Meiler sul quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung, “ma raramente si è parlato tanto di una sentenza come questa contro Domenico Lucano. Tutti si uniscono al dibattito: politici, intellettuali, giudici di destra e di sinistra, amici arrabbiati di Lucano e avversari maliziosi. Alla fine, questa storia parla anche di un vecchio dilemma che l’umanità deve affrontare: cos’è più importante, la legge o la giustizia?”. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1430 di Internazionale, a pagina 20. Compra questo numero | Abbonati