I giornali africani e arabi seguono la disputa sull’entrata in funzione della diga Grand ethiopian renaissance (Gerd) sul Nilo Azzurro, valutando le conseguenze in tutta la regione. Secondo il sito egiziano Masrawy, le autorità del Cairo si sono sentite abbandonate dai paesi occidentali, impegnati su altri fronti, e hanno fatto in modo che i mezzi d’informazione sminuissero i danni derivanti dalla diminuzione del flusso d’acqua in Egitto. Per Radio Dabanga il Sudan è ancora convinto che si possa raggiungere un accordo tenendo conto degli interessi dei tre paesi coinvolti (Egitto, Sudan ed Etiopia), mentre il sito Borkena, vicino al governo di Addis Abeba, sottolinea che la diga risolverà i problemi dell’Etiopia, dove due terzi degli abitanti non hanno accesso alle forniture elettriche.

L’avvio delle turbine della diga, nota il sito panarabo The Arab Weekly, è “una vittoria morale per Abiy” e una dimostrazione del fallimento della “propaganda populista” del Cairo e di Khartoum, che ora dovranno accettare un accordo al ribasso. Per The East African, al centro della contesa c’è la “mancanza di un compromesso”. Il settimanale ricorda che l’Egitto ha sempre fatto affidamento su un trattato del 1959 che garantisce il 66 per cento del flusso delle acque del Nilo al Cairo e il 22 per cento a Khartoum. L’accordo però non era stato firmato dall’Etiopia, che quindi non lo considera valido. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1449 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati