La compositrice e musicista egiziana Nancy Mounir è seduta in mezzo agli strumenti nel suo studio mentre parla del nuovo album, Nozhet el nofous (La passeggiata delle anime). Dietro di lei c’è un muro pieno di chitarre appese, ma anche un contrabbasso, un pianoforte, un violino, una fisarmonica e un theremin. Mounir, nata al Cairo, ama lavorare con strumenti e stili diversi e Nozhet el nofous si basa su questa passione, intrecciando le sue composizioni originali con registrazioni d’archivio di brani egiziani d’inizio novecento, che raccontano storie intime. I pezzi campionati testimoniano un tempo in cui la musica classica egiziana era molto libera. Nell’album la compositrice usa la sua collezione di strumenti per accompagnare le voci soliste che emergono nelle vecchie registrazioni. Piano e archi vorticano intorno ai canti ferventi, seguendo il loro ritmo errante. C’è una qualità oscura in questi brani del novecento e le nitide orchestrazioni di Mounir la rafforzano, formando un ponte tra il passato e il presente. Mounir si è innamorata della musica classica egiziana degli anni venti molto prima di cominciare a comporre Nozhet el nofous. Era attirata dalla sua vulnerabilità. Quegli artisti secondo lei non avevano paura di cantare dell’amore o del dolore fisico e le loro voci riflettevano quei sentimenti. “Era davvero incredibile il livello di emozione che riuscivano a esprimere”, commenta Mounir.
Vanessa Ague,
Bandcamp daily

Nancy Mounir (Eslam Abd El Salam)

Questo articolo è uscito sul numero 1466 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati