Ecco una notizia che merita una riflessione, anche solo per prendere atto di un cambiamento epocale. Il trattato sul controllo degli armamenti nucleari tra gli Stati Uniti e la Russia è scaduto il 5 febbraio, mettendo fine a mezzo secolo di diplomazia straordinariamente efficace.
Il trattato New Start era stato firmato nel 2010 da Barack Obama e Dmitrij Medvedev, effimero presidente russo tra due mandati di Vladimir Putin. L’accordo imponeva ai due firmatari, tra le altre cose, un limite al numero di testate nucleari operative.
Le due superpotenze nucleari – la Cina è abbondantemente staccata al terzo posto nella classifica – saranno dunque libere di aumentare il loro arsenale. È una pessima notizia, in un mondo in cui le regole stanno scomparendo progressivamente.
Nell’immediato, le conseguenze della scadenza del trattato non saranno catastrofiche. Stamattina il mondo non è più pericoloso di quanto lo fosse ieri. Tuttavia, gli effetti si faranno sentire con il passare del tempo, nei due paesi coinvolti ma anche negli altri, dove il ritorno in voga dell’arma atomica è evidente.
D’altronde è proprio del nucleare che statunitensi e iraniani parleranno nell’incontro in programma il 6 febbraio in Oman, con il rischio di un attacco militare americano contro Teheran in caso di fallimento del dialogo.
La storia del disarmo nucleare è affascinante. Quando Washington e Mosca hanno firmato il loro primo trattato sul controllo degli armamenti nucleari, nel 1972, il mondo era in piena guerra fredda. In una foto, Richard Nixon e Leonid Brežnev annunciavano sorridenti la riduzione dei rispettivi arsenali atomici, mentre la guerra in Vietnam era all’apice e la rivalità tra Stati Uniti e Russia continuava. Da allora sono stati firmati diversi altri trattati, a cominciare da quello tra Ronald Reagan e Michail Gorbacëv del 1987.
Le capacità nucleari delle due superpotenze sono talmente grandi che potrebbero distruggere il pianeta. Al culmine della rivalità tra statunitensi e sovietici, i rispettivi arsenali raggiungevano le sessantamila testate nucleari. Oggi la Russia ne possiede 4.300, mentre gli Stati Uniti si fermano a 3.700.
E ora? L’amministrazione Trump si rifiuta di negoziare nuovi trattati solo con la Russia e pretende la partecipazione anche della Cina. Nel corso dell’ultimo decennio Pechino ha raddoppiato il suo numero di testate, passando da trecento a seicento.
Il governo cinese, però, non vuole trattare. “La capacità nucleare della Cina è su una scala del tutto diversa rispetto a quella di Stati Uniti e Russia. Dunque, allo stadio attuale, il paese non parteciperà a un negoziato”, ha dichiarato un portavoce di Pechino.
A quanto pare dovremo rassegnarci a vivere in un mondo in cui il nucleare rappresenta una garanzia. La Francia lo sa bene. Unica potenza nucleare tra i paesi dell’Unione europea, con trecento testate, Parigi discute con i suoi partner la possibilità di estendere la propria forza di dissuasione in un momento in cui gli statunitensi si allontanano dal continente. Il presidente Emmanuel Macron pronuncerà prima della fine del mese un discorso sulla dottrina francese.
Prima di terminare il suo mandato, Barack Obama aveva immaginato un mondo privo di armi nucleari. Con prudenza, l’ex presidente aveva ammesso che sicuramente non avrebbe assistito a questo sviluppo durante la sua vita. Il 5 febbraio il momento sognato da Obama si è allontanato ulteriormente. Quella che stiamo vivendo non è certamente l’era del disarmo.
(Traduzione di Andrea Sparacino)
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