Non tutto è bene nel nuovo romanzo di Mona Awad. Miranda Fitch, la dolente e triste protagonista, un tempo era un’attrice teatrale di discreto successo, felicemente sposata. Quando la storia comincia, è un’insegnante di teatro divorziata e dipendente dai farmaci. È tormentata da dolori alla schiena e all’anca. La sua gamba destra è rigida come il cemento, il suo piede sembra essere polverizzato. Oltre ai disturbi fisici, Miranda è anche alle prese con una banda di studenti ammutinati. Come regista, per la produzione annuale di Shakespeare, ha scelto la commedia Tutto è bene quel che finisce bene. Ma i ragazzi avevano altre idee. Volevano l’omicidio, la follia, le streghe (insomma, Macbeth) e ora vogliono il sangue di Miranda, perché lei ha opposto resistenza. Finché Miranda incontra tre uomini un po’ sinistri, vestiti di scuro, in un pub. Questi uomini sanno molte cose. Conoscono il suo nome, i suoi studenti scontenti. Sanno del suo dolore debilitante e della sfilata infinita di chirurghi e fisioterapisti (maschi) che ha visto, che sminuiscono e liquidano la sua agonia, che le dicono che il problema è nella sua testa. Gli uomini le mostrano un trucco che può cambiare la sua vita e la farà guarire. Un trattato sul dolore spaventoso, straziante e diabolicamente intelligente, in particolare sul dolore vissuto dalle donne.
Nneka McGuire, The Washington Post

Questo articolo è uscito sul numero 1466 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati