Ancora una volta, a dieci mesi dalle elezioni dell’ottobre 2021, il discusso leader religioso sciita Moqtada al Sadr e i suoi sostenitori sono al centro di una tempesta politica che minaccia di degenerare in violenza. Dopo aver detto ai deputati del suo movimento di dimettersi, Al Sadr il 31 luglio ha ordinato l’irruzione in parlamento e la sua occupazione, paralizzando le istituzioni nella capitale e amplificando le tensioni tra gruppi sciiti rivali pesantemente armati.

Il religioso sta cercando di seminare il caos nel paese per costringere le fazioni filoiraniane ad accettare la sua richiesta di un governo di “unità nazionale”. Ma ora anche i rivali sono scesi in strada, soprattutto i sostenitori dei gruppi sciiti del Quadro di coordinamento, una coalizione che comprende i partiti legati a varie milizie sciite vicine all’Iran, come Kataib Hezbollah, ma anche all’ex premier Nouri al Maliki. Ogni fazione vuole assicurarsi seggi parlamentari e incarichi di governo, per avere accesso ai fondi pubblici in un paese noto per i livelli paralizzanti di corruzione.

Un caldo estivo insolitamente soffocante non è bastato a placare le manifestazioni in tutto l’Iraq. Baghdad ha registrato temperature di 50 gradi, mentre Bassora, nel sud, ha toccato picchi di 53 gradi. Molti temono esplosioni di violenza che rischiano di essere incontrollabili.

Anche se il 2 agosto ha detto ai manifestanti di lasciare il parlamento, Al Sadr ha chiarito che le proteste proseguiranno finché non saranno soddisfatte le sue richieste. Dalla fine della guerra contro il gruppo terroristico Stato islamico nel 2017, Al Sadr si è presentato come paladino della lotta alla corruzione, un tema che sta a cuore agli iracheni. Aveva addirittura promesso che non avrebbe cercato di diventare premier, perché il sistema era così corrotto che prima serviva una riforma. Poi nel 2020, in quella che è stata considerata una cinica manovra per il potere, ha annunciato la sua candidatura. Il blocco sadrista ha vinto le elezioni, ma non ha ottenuto la maggioranza, quindi ha fatto accordi con il partito sunnita Taqaddum e con il Partito democratico del Kurdistan (Kdp). Il leader di Taqaddum, Mohammed al Halbousi, è diventato presidente del parlamento a gennaio, ma il Kdp non è riuscito a far eleggere i suoi candidati alla presidenza, innescando l’attuale crisi politica. Invece di trovare una soluzione per i suoi alleati, Al Sadr li ha abbandonati.

Crollo della fiducia

Il religioso vuole guidare le principali istituzioni politiche del paese rimanendo dietro le quinte, senza assumere un ruolo esecutivo, per non doversi assumere responsabilità in caso di fallimento del governo. Di fatto vorrebbe diventare una versione irachena della guida suprema iraniana, copiando il modello imposto dall’ayatollah Ruhollah Khomeini con la rivoluzione del 1979.

Per raggiungere questi obiettivi, Al Sadr ha anche chiesto elezioni anticipate. Ma così rischia di causare ulteriori divisioni con i suoi riluttanti alleati. Inoltre lo scorso ottobre quasi tre iracheni su cinque hanno boicottato le urne, mostrando il crollo della fiducia nel processo politico. Se dovessero tenersi nuove elezioni, è probabile che l’affluenza sarà ancora più bassa. Questo potrebbe avere conseguenze fatali per la fragile democrazia irachena, tenuta artificialmente in vita per vent’anni con livelli di sicurezza molto inferiori rispetto al periodo in cui era al potere Saddam Hussein. Per questo da circa un decennio c’è un crescente sentimento di nostalgia per l’ex dittatore. Molti giovani che non hanno mai vissuto sotto il suo regime ne hanno un’opinione positiva perché c’era lavoro e, in generale, non c’era violenza.

Gli iracheni hanno un disperato bisogno di sicurezza e stabilità, perciò difficilmente legittimeranno un sistema che si è dimostrato incapace di garantirle e ha messo così in pericolo il futuro della democrazia in un paese dilaniato dalla guerra. ◆ fdl

Questo articolo fa parte di The Iraq report_, una serie realizzata dal sito panarabo The New Arab._

Questo articolo è uscito sul numero 1475 di Internazionale, a pagina 31. Compra questo numero | Abbonati