Il cantante Harry Styles ha ricevuto molte recensioni positive per le sue esibizioni nel corso del Love on tour, con cui sta portando dal vivo le canzoni del nuovo album Harry’s house, ma si è anche attirato diverse critiche. Non per i concerti, ma per i prezzi altissimi dei biglietti, che hanno fatto arrabbiare molti fan. Anche Bruce Springsteen ha avuto forse per la prima volta nella sua carriera una copertura negativa sui mezzi d’informazione per il ricorso aggressivo ai prezzi “platinum” di Ticket­master, che cambiano in base alla domanda. A luglio i biglietti per vedere dal vivo il Boss negli Stati Uniti sono arrivati fino a quattromila dollari (circa 3.900 euro). Anche le date di Styles in città come Toronto, New York, Chicago, Austin e Los Angeles in alcuni casi costano più di mille dollari. Ora però è emerso un fatto ancora più paradossale: per i prossimi spettacoli del cantante al Madison square garden di New York i prezzi migliori per i posti disponibili non si trovano sul rivenditore ufficiale, cioè Ticketmaster, ma sui siti di secondary ticketing (un mercato di biglietti parallelo a quello autorizzato) come Ticket club, StubHub e TickPick. E questo nega la tesi di Ticketmaster, che negli Stati Uniti ha ormai il monopolio del settore, cioè che gli ingressi “platinum” avrebbero fermato il mercato secondario. Ora gli artisti dovrebbero fare qualcosa, a costo di rimetterci dei soldi, perché è a rischio la loro reputazione.
Ashley King,
Digital Music News

Harry Styles (Facebook)

Questo articolo è uscito sul numero 1476 di Internazionale, a pagina 100. Compra questo numero | Abbonati