Al sistema riproduttivo femminile è dedicato un intero ramo della medicina, la ginecologia. Nonostante questo è stata trascurata una questione su cui bisognerebbe indagare a fondo. In qualsiasi momento nel mondo circa 300 milioni di donne hanno le mestruazioni. Tre quarti di loro ricorrono a prodotti per contenere il flusso: tamponi, assorbenti, salvaslip, coppette, biancheria intima specifica, dischi mestruali. In media, a una donna che impiega questi dispositivi ne serviranno circa 15mila nell’arco della vita. Chi ha un flusso particolarmente abbondante potrebbe usarne migliaia in più. E molte donne adoperano diversi sistemi di protezione contemporaneamente.

Inoltre la pelle della vulva, la parte esterna della vagina che entra in contatto diretto con assorbenti e salvaslip, è una delle zone più sensibili della superficie corporea; è più permeabile del resto dell’epidermide e diventa ancora più assorbente quando è irritata. E il canale vaginale, dove s’inseriscono gli assorbenti interni, è rivestito da mucose irrorate da vasi sanguigni che assorbono le sostanze chimiche senza metabolizzarle.

Alcune aziende stanno cercando di rendere più sicuri i prodotti esistenti

Si potrebbe pensare che questi elementi siano buoni per avviare un’indagine scientifica sulla composizione dei dispositivi mestruali e prevedere un regime di regolamentazione in linea con i risultati dell’indagine. Succede con i farmaci e gli alimenti, altre due classi di prodotti che abitualmente entrano nel nostro corpo. Ma le ricerche sono frammentarie e la regolamentazione varia a seconda dei paesi. Il numero di persone coinvolte fa pensare che, se ci fosse un grave pericolo per la salute, probabilmente sarebbe ormai venuto alla luce. D’altra parte è vero anche che un piccolo rischio riguarderebbe comunque molte donne. Sia la scienza sia le esperienze personali, oggi condivisibili sui social network, fanno pensare che forse non va tutto bene.

Motivi di preoccupazione

Nel 1980 negli Stati Uniti gli assorbenti interni furono collegati a 55 casi di sindrome da shock tossico. Alcuni furono fatali. Si tratta di un’infiammazione improvvisa causata dalle tossine rilasciate dai batteri che si moltiplicano. Negli Stati Uniti, dove i tamponi sono ormai trattati come dispositivi medici (anche se le aziende che li producono non devono lavorare in un ambiente sterile né testare campioni da ciascun lotto), c’è stato un inasprimento delle normative. Altri paesi hanno un atteggiamento più rilassato. In Giappone i prodotti per le mestruazioni sono descritti come “quasi farmaci”. Nell’Unione europea sono dispositivi generici non categorizzati.

Secondo i rapporti ufficiali questi prodotti sono sicuri. Uno studio effettuato su 666 aziende dal ministero della sicurezza alimentare e farmaceutica della Corea del Sud e pubblicato nel marzo 2017 ha rilevato la presenza di composti potenzialmente dannosi, ma a livelli che rientrano nei margini di sicurezza stabiliti. Anche un rapporto pubblicato nel 2018 dall’Agenzia francese per l’alimentazione, l’ambiente, la salute e la sicurezza sul lavoro li ha giudicati sicuri. E uno dell’Agenzia svedese per le sostanze chimiche, dello stesso anno, ha concluso che non c’era “alcun motivo di preoccupazione”.

In certe parti del mondo, però, l’esperienza delle donne solleva dei dubbi. Nello stesso mese in cui è uscito il rapporto del governo sudcoreano, un’organizzazione chiamata Korean women’s environmental network ha pubblicato le testimonianze di più di tremila donne che avevano avuto cicli più brevi, dolori mestruali più forti e flusso molto meno abbondante usando certi assorbenti. Ha anche diffuso i risultati di una ricerca secondo cui i dieci assorbenti più venduti nel paese contenevano nel complesso duecento sostanze chimiche potenzialmente pericolose, tra cui ventidue noti agenti cancerogeni.

Anche in Francia le donne hanno denunciato problemi. Nello studio dell’Agenzia per la sicurezza, l’81 per cento delle intervistate pensava che almeno un tipo di prodotto per l’igiene femminile (principalmente i tamponi) comportasse un rischio per la salute. Nel 2019 in Kenya l’hashtag #MyAlwaysExperience è diventato un punto di riferimento per migliaia di keniane: lo hanno usato per denunciare che gli assorbenti Always gli stavano causando prurito, bruciore ed eruzioni cutanee. Molte donne avevano attribuito il prurito al caldo e lo avevano ignorato, ma avevano notato miglioramenti dopo aver cambiato prodotto.

Anche negli Stati Uniti negli ultimi dieci anni centinaia di donne si sono lamentate dei dispositivi per le mestruazioni, afferma la Food and drug administration. Con gli assorbenti e i salvaslip hanno riportato eruzioni cutanee, cellulite e ustioni. Oltre alla sindrome da shock tossico, di cui si registrano ogni anno dei casi, tra gli effetti avversi ci sono infezioni causate dalla disgregazione dei tamponi, sepsi, crampi più dolorosi e flussi più abbondanti. I due maggiori produttori del settore sostengono di dare priorità alla sicurezza. La Procter & Gamble, che produce gli assorbenti Always ed è proprietaria del noto marchio di tamponi Tampax, afferma di condurre più di mille test di qualità all’anno sulle sue materie prime e aggiunge che laboratori indipendenti eseguono più di ventimila test sugli assorbenti e i loro componenti.

La Kimberly-Clark, che produce i tamponi Kotex, dichiara: “I nostri prodotti per la cura femminile sono sottoposti ad approfondite valutazioni interne e indipendenti da parte di medici e professionisti che ci rendono certi della loro qualità e della loro sicurezza”. Entrambe le aziende negano la presenza di sostanze chimiche che sono state collegate ai vari problemi.

Due questioni preoccupano chi ha delle perplessità sui dispositivi per le mestruazioni: la sensibilizzazione della pelle e gli effetti ormonali. Sia gli studi francesi sia quelli svedesi le hanno ignorate. La sensibilizzazione cutanea potrebbe essere causata da profumi e adesivi. E il metildibromo glutaronitrile, un conservante antimicrobico considerato dall’Ue un allergene che provoca dermatiti ed è vietato in molti cosmetici, è stato rilevato sulle linguette adesive di un assorbente in uno studio condotto in Australia nel 2007.

Gli effetti ormonali potrebbero essere provocati dai cosiddetti interferenti endocrini, che imitano gli estrogeni, ormoni essenziali per una serie di funzioni tra cui la regolazione del ciclo mestruale. Teoricamente rappresentano anche un rischio per lo sviluppo degli embrioni. Anche se il ciclo s’interrompe appena comincia la gravidanza, alcune donne continuano a indossare assorbenti leggeri o salvaslip per eventuali sanguinamenti e altre perdite. Anna Pollack, docente di salute pubblica alla George Mason university, in Virginia, negli Stati Uniti, osserva che gli interferenti endocrini “sono stati spesso collegati a certe anomalie nell’esito di una gravidanza, che si tratti di un neonato sottopeso o di un parto prematuro”. I bisfenoli (usati per produrre alcuni tipi di plastica), i parabeni (impiegati come conservanti antimicrobici) e gli ftalati (spesso aggiunti alla plastica per ammorbidirla) sono gruppi di sostanze chimiche che includono noti interferenti endocrini.

Nel 2020 Kurunthachalam Kannan, un chimico ambientale della New York university, ha testato 43 campioni di assorbenti (esterni, interni e salvaslip) e ha trovato tre bisfenoli, cinque parabeni e cinque ftalati. Ci sono pochissime ricerche sui rischi dell’esposizione vaginale a queste molecole, ma per Kannan le sostanze erano presenti a livelli “davvero alti per un prodotto di consumo”. Sia la Procter & Gamble sia la Kimberly-Clark hanno dichiarato che pur non aggiungendo intenzionalmente sostanze come gli ftalati, nei prodotti mestruali se ne possono trovare tracce. Infatti da decenni gli ftalati sono usati come ammorbidenti per la plastica, sono diffusi nel suolo e nelle acque, e quindi possono involontariamente essere presenti nei prodotti per le mestruazioni. Inoltre, oggi test e strumenti migliori consentono di individuare quantità sempre più piccole di sostanze chimiche, il che può spiegare perché Kannan le ha individuate. Ma tracce minime potrebbero comunque influire sull’equilibrio ormonale di una persona.

Scoprire la verità è difficile, anche perché gli esami specifici sono complicati da eseguire. I test di tossicità, che possono essere fatti solo sugli animali, di solito cercano risultati estremi, come la presenza di sostanze che provocano il cancro o la morte. Per verificare sintomi come il prurito o i crampi bisognerebbe fare test specifici sugli esseri umani. Un altro problema è che gli studi sulla sicurezza chimica spesso si basano sulla somministrazione per via orale. Non è una buona base per valutare l’impatto dell’esposizione vaginale, perché le sostanze ingerite per bocca devono passare attraverso quel forno chimico distruttivo che è il sistema gastrointestinale prima di essere assorbite dal corpo. Allo stesso modo, trarre conclusioni sull’esposizione cutanea considerando aree come l’avambraccio può essere sbagliato, perché questa pelle è molto meno permeabile di quella vulvare. Come osserva Kabrena Rodda, tossicologa forense del Pacific Northwest national laboratory, nello stato di Washington, “non sappiamo molto sugli effetti a breve o lungo termine delle sostanze chimiche a cui sono esposte le zone vaginali”. Ma in mancanza di indicazioni ufficiali sulla quantità di sostanze a cui può essere regolarmente esposta la vagina senza correre rischi, sono le aziende a stabilire i test e i limiti da rispettare.

Europa
Igiene femminile
Quote di mercato dei prodotti per l’igiene femminile nel mondo, proiezioni 2023-2038, % (Fonte: imarcgroup.com)

Una causa dei problemi potrebbe essere la vendita di prodotti scadenti da parte di aziende disoneste. Poi ci sono le produzioni diverse tra paesi, marchi e perfino lotti. Alcune donne keniane che hanno raccontato su Twitter la loro esperienza osservavano che le irritazioni erano scomparse con l’uso di assorbenti importati dagli Stati Uniti o dal Regno Unito. La Procter & Gamble afferma che “la composizione dei prodotti può variare leggermente da regione a regione, a causa delle diverse catene di approvvigionamento dei materiali, dei diversi siti di produzione, delle preferenze dei consumatori e delle leggi locali”. Chi ha usato l’hashtag #MyAlwaysExperience ha notato che gli assorbenti cotton feel (cioè che al contatto sembrano morbidi come il cotone) prodotti localmente avevano uno strato superiore perforato più ruvido.

Risposte soddisfacenti

L’Istituto svedese per gli standard ha proposto di stabilire criteri validi in tutto il mondo per questo tipo di dispositivi, con orientamenti sui limiti massimi per le varie sostanze chimiche che possono contenere, sui metodi di verifica e sui materiali accettabili. Nel 2022 la proposta ha superato una prima votazione all’assemblea dell’Organizzazione internazionale per la standardizzazione, la confederazione di organismi nazionali nota come Iso. Prendendo spunto dai modelli esistenti su preservativi e sex toys, l’Iso spera che si arrivi a linee guida in grado di ridurre le incongruenze tra marchi, prodotti e lotti.

Alcune aziende più piccole puntano su prodotti sostitutivi: dicono che sono più sicuri, anche se nessuno è perfetto. L’intimo realizzato con un materiale che assorbe l’umidità come il poliestere è un’alternativa ecologica agli assorbenti perché, se è disponibile acqua corrente pulita, può essere lavato e riusato. Le coppette mestruali sono piccoli recipienti flessibili, di solito riutilizzabili, che raccolgono il flusso invece di assorbirlo.

Altre aziende stanno cercando di rendere più sicuri i prodotti esistenti. Per esempio la britannica Daye si è sottoposta volontariamente alle verifiche per avere la certificazione Iso 13485, uno standard molto rigoroso per i produttori di dispositivi medici. Spera così di fissare un livello più alto per l’intero settore.

Ora spetta a scienziati, enti di controllo e agenzie per la salute pubblica colmare le lacune. Le soglie di sicurezza esistenti per le sostanze chimiche sono utili solo nei contesti in cui sono state sviluppate: potrebbero essere inadeguate ai dispositivi per le mestruazioni, vista la permeabilità unica della vagina. Sviluppare test specifici per l’esposizione vaginale a tali sostanze sarà complicato. Ma senza questi esami è improbabile che gli enti regolatori trovino delle risposte soddisfacenti. E le donne potranno solo sperare che i prodotti sanitari siano sicuri. ◆ bt

Questo articolo è uscito sul numero 1495 di Internazionale, a pagina 56. Compra questo numero | Abbonati