Riprende il viaggio in Giappone di Wim Wenders, sulle orme di Yasujirō Ozu. Wenders segue il quotidiano di Hirayama, impiegato comunale che pulisce i bagni pubblici di un quartiere di Tokyo. L’uomo svolge perfettamente il suo ingrato compito, i suoi gesti diventano una coreografia, restituendogli dignità. La routine di questo poeta dei bagni puliti si trasforma in una somma d’istanti capovolti, tipo zen. Sicuramente qualcuno troverà l’haiku un po’ troppo “carino”. Ma almeno chi ha la giusta predisposizione d’animo dovrà riconoscere a Wenders la capacità di mettere in scena i momenti della vita. Rimane comunque una certa sensazione di déjà-vu (Paterson di Jim Jarmusch?).
Clarisse Fabre, Le Monde

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Questo articolo è uscito sul numero 1545 di Internazionale, a pagina 92. Compra questo numero | Abbonati