La crisi economica che Cuba sta vivendo a causa della carenza di petrolio e quindi dell’impossibilità di generare energia elettrica continua ad avere conseguenze gravi: l’8 febbraio il governo ha comunicato alle compagnie aeree internazionali che il paese non ha più combustibile per l’aviazione. Il settore più colpito è quello del turismo, una delle principali fonti di guadagno per L’Avana. Le autorità attribuiscono la carenza di diesel e di altri combustibili all’asfissia imposta dagli Stati Uniti, che hanno minacciato dazi contro chi invia petrolio all’isola. Senza fornire ulteriori dettagli, la Russia ha detto che cercherà di aiutare il suo alleato.

L’agenzia Efe ha riferito che le compagnie aeree internazionali sono state avvertite della mancanza di carburante solo l’8 febbraio. Secondo l’agenzia di stampa, le compagnie più penalizzate sono quelle statunitensi, spagnole, panamensi e messicane. Il giorno prima il governo cubano aveva chiuso gli alberghi ricollocando i turisti stranieri.

Il turismo è un pilastro per la debilitata economia cubana, perché porta soldi e lavoro in un contesto in cui le risorse scarseggiano. Nel 2024 l’isola ha accolto circa 2,2 milioni di turisti, la cifra più bassa in quasi due decenni e inferiore alle aspettative ufficiali. I dati dell’Oficina nacional de estadística e información, l’ufficio cubano di statistica, mostrano che tra gennaio e settembre 2025 i visitatori stranieri sono diminuiti del 20,5 per cento, arrivando ad appena 1.366.720, ossia 350mila in meno rispetto all’anno precedente.

Il calo non colpisce solo gli alberghi e i servizi del settore, ma genera tensione nelle fragili finanze pubbliche e riduce il necessario afflusso di valuta estera. Il vicepremier cubano, Oscar Pérez-Oliva Fraga, il 6 febbraio ha confermato lo sviluppo di un piano per “ridurre i consumi energetici, compattare le strutture turistiche e riuscire a sfruttare il periodo dell’alta stagione”.

Disposti al dialogo

Da quando il presidente statunitense Donald Trump ha aumentato la pressione sull’Avana, il governo ha adottato misure severe per affrontare la crisi. Il 29 gennaio Trump ha firmato un ordine che minaccia dazi contro tutti i paesi che vogliono portare petrolio a Cuba. Dopo l’intervento militare statunitense a Caracas il 3 gennaio per catturare il presidente Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores, Cuba ha smesso di ricevere petrolio dal Venezuela, che era il suo principale fornitore.

Anche il Messico ha sospeso l’invio di petrolio per paura dei dazi statunitensi. “Siamo impegnati a livello diplomatico per poter ricominciare a mandare greggio a Cuba. Ovviamente non vogliamo che ci siano sanzioni per il Messico, ma siamo in fase di trattative e per ora invieremo aiuti umanitari”, ha detto la presidente Claudia Sheinbaum.

Il 5 febbraio il presidente cubano Miguel Díaz-Canel si è detto disposto ad aprire un dialogo con Washington se avviene in condizioni paritarie e senza pressioni, una mossa che dimostra la disperazione del governo di fronte alla crisi. Díaz-Canel ha ammesso che “l’asfissia economica della principale potenza mondiale” pesa sulla già grave situazione dell’isola. Per questo nei prossimi giorni ci saranno dei tagli simili a quelli del cosiddetto periodo speciale, dopo il crollo dell’Unione Sovietica negli anni novanta.

“La persecuzione energetica e finanziaria, e l’inasprimento delle misure coercitive è così forte che per superare tutti gli ostacoli sappiamo di dover lavorare molto duramente, in modo molto creativo e molto intelligente”, ha detto Díaz-Canel.

Aiuti umanitari dal Messico

◆ Il governo della presidente messicana Claudia Sheinbaum (di centrosinistra) ha annunciato l’8 febbraio che due navi con a bordo più di ottocento tonnellate di generi alimentari (tra cui latte in polvere) e altri prodotti per l’igiene personale sono partite dal porto di Veracruz dirette a Cuba. È un segno di solidarietà verso il paese caraibico, che sta soffrendo una grave crisi da quando non riceve più il petrolio dal Venezuela, dopo la cattura del presidente Nicolás Maduro il 3 gennaio da parte degli Stati Uniti. Il Messico ha anche reso noto che sta cercando il modo di riprendere la fornitura di greggio all’Avana senza incorrere nei dazi minacciati dagli Stati Uniti. In conferenza stampa Sheinbaum ha ricordato che i blocchi e le sanzioni economiche colpiscono soprattutto i civili e che, “indipendentemente dal fatto che si sia d’accordo o meno con il governo cubano, non si può mettere in ginocchio in questo modo una popolazione”. Cnn, La Jornada


In attesa di conoscere tutte le nuove misure, i cubani affrontano lunghe code per recuperare un po’ di carburante nelle stazioni di servizio e fanno scorta di cibo in scatola nei negozi. Il governo ha annunciato modifiche agli orari di lavoro, telelavoro per i dipendenti pubblici, meno lezioni in presenza nelle scuole e nelle università e la cancellazione di eventi culturali importanti come la fiera internazionale del libro dell’Avana, che avrebbe dovuto svolgersi dal 12 al 22 febbraio.

Sostegno russo

Il 9 febbraio il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha reso noto che la Russia sta cercando delle soluzioni insieme alle autorità cubane e che farà il possibile per aiutarle in questo momento critico, oltre a facilitare il rientro dei turisti russi che potrebbero rimanere bloccati sull’isola. “Manteniamo intensi contatti con gli amici cubani sia attraverso canali diplomatici sia per altre vie”, ha dichiarato Peskov in conferenza stampa.

“Queste misure soffocanti da parte degli Stati Uniti creano davvero grandi difficoltà al paese”, ha sottolineato il portavoce, assicurando che Mosca e L’Avana stanno studiando “modi per risolvere questi problemi o, almeno, attenuarli”. Secondo il servizio stampa dell’unione dell’industria turistica russa, in questo momento a Cuba ci sono circa quattromila turisti russi.◆sc

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Questo articolo è uscito sul numero 1652 di Internazionale, a pagina 24. Compra questo numero | Abbonati