Il 1 gennaio Israele ha confermato il divieto di accesso alla Striscia di Gaza per 37 organizzazioni umanitarie internazionali, accusate di non aver comunicato la lista dei nomi dei loro dipendenti, richiesta per motivi di “sicurezza”. Le ong – tra cui Medici senza frontiere, Oxfam e Caritas Gerusalemme – saranno costrette a fermare le loro attività e a lasciare il territorio palestinese entro il 1 marzo. Al Jazeera riferisce che secondo gli esperti i requisiti imposti da Israele sono “arbitrari e violano i princìpi umanitari”: fornire a Tel Aviv informazioni personali sui loro dipendenti palestinesi potrebbe infatti metterli in pericolo. L’emittente qatariota ricorda inoltre che Israele ha ucciso circa cinquecento operatori umanitari e volontari nella sua guerra a Gaza e che, nonostante il cessate il fuoco, continua a ostacolare l’ingresso degli aiuti. Nella Striscia la situazione umanitaria resta drammatica mentre si attende l’avvio della seconda fase del piano di Donald Trump per il cessate il fuoco. Il presidente degli Stati Uniti ne ha parlato con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, arrivato in Florida il 29 dicembre per il loro quinto incontro in meno di un anno.
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Questo articolo è uscito sul numero 1647 di Internazionale, a pagina 36. Compra questo numero | Abbonati