Il primo romanzo di Eshkol Nevo è ambientato a Castel, un villaggio arroccato su una collina tra Gerusalemme e Tel Aviv. È una narrazione corale scritta nel 2004 e collocata nel 1995, all’epoca dell’assassinio di Yitzhak Rabin. Nostalgia si concentra sul rapporto tra Amir, psicologo che lavora con gli studenti, e la sua compagna Noa, studente e fotografa, ma si apre fino ad accogliere le voci dei loro vicini e abbraccia diverse generazioni di ebrei e palestinesi. Colpisce soprattutto la capacità di Nevo di tracciare i delicati spostamenti all’interno delle relazioni e la sua abilità nell’evocare il desiderio d’amore, di una casa perduta, di attenzione da parte dei genitori e di rinnovamento in matrimoni ormai stanchi. Alle osservazioni struggenti sull’amore che fallisce mescola ironia e, a tratti, una vena farsesca. Sebbene Gerusalemme e Tel Aviv siano quasi assenti dal romanzo, la strada per Gerusalemme, con i suoi carri armati arrugginiti, ricorda costantemente al lettore lo stato di guerra permanente che filtra nella vita quotidiana. Il groviglio del personale e del politico è raccontato senza alcuna visione morale calata dall’alto. La narrazione mescola prima e terza persona, monologo interiore, flusso di coscienza e dialoghi occasionali. L’effetto è sorprendente e molto piacevole. Nevo ha creato un’opera avvincente: il suo dono è far balzare i personaggi fuori della pagina. È un romanzo così coinvolgente che avrei voluto che non finisse mai.
Julia Pascal, The Independent

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Questo articolo è uscito sul numero 1648 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati