Siamo nel 1954, in un villaggio a metà strada tra la Francia e l’Italia. In seguito alla scoperta di un osso di apatosauro o di brontosauro, Stan si lancia alla ricerca di una creatura imprigionata nei ghiacci dalla notte dei tempi. La montagna gli concederà solo poche settimane per trovare il tesoro. Dopo, bisognerà partire. Per questa avventura ad alto rischio, Stan si è circondato di una squadra curiosa, Umberto, Peter e Gio: “Un gigante ateo innamorato di una dea; un ex seminarista ventriloquo; una guida che parla la lingua dimenticata delle montagne”. Stan vuole arrivare fino in fondo al suo sogno. Per chi? Per se stesso, quel ragazzo solitario e “afono dall’infanzia”? Per la madre tanto rimpianta? Per convincere suo padre che non è una “femminuccia”? Jean-Baptiste Andrea supera lo scoglio del secondo romanzo, il più pericoloso, con una facilità sconcertante. Uomo d’immagini e poeta, ci trasporta sulla sua montagna e ci fa vivere un’avventura tanto magica quanto crudele. Attendiamo il seguito con impazienza.
Bruno Corty, Le Figaro
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Questo articolo è uscito sul numero 1650 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati