Le opere di Bach per tastiera hanno ispirato molti compositori del novecento, in particolare Hindemith e Šostakovič, che però non erano semplici imitatori: era la mimesi formale a ispirarli. Il Ludus tonalis di Hindemith è composto da venticinque pezzi: anzitutto dodici fughe, una per tonalità; tra una fuga e l’altra c’è un Inter­ludium. La serie si apre con un Prælu­dium e si chiude con un Postludium che l’autore indica come solenne. I tempi dell’Hindemith birichino sono passati: ora dimostra il dominio di un compositore di formazione germanica. Queste serie presentano un rischio accanto alle loro virtù: la monotonia, almeno se la sequenza viene eseguita tutta d’un fiato. Ma l’acuto Hindemith inserisce episodi agitati (già dal primo interludio, “con energia”, e il terzo, “scherzando”) tra altri dal sapore francese o perfino introspettivi (quasi tutte le fughe), sempre senza eccessi romantici. Musica cerebrale e mai emotiva, che tende continue trappole alla tonalità. Jacob Katsnelson scompone queste venticinque pagine con una ricerca di ciò che è nascosto, pacata quando si tratta di passaggi che richiedono lentezza oppure agile negli episodi più contrastati. Né l’autore né il pianista scendono a compromessi con l’ascoltatore.
Santiago Martín Bermúdez, Scherzo

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1650 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati