Le origini del folk di Tessa Rose Jackson vanno da Bert Jansch fino ai R.E.M. e a Sharon Van Etten. Questo suo quarto album, registrato nella campagna francese, si allontana dalle sfumature dream pop dei precedenti per abbracciare uno spirito più grezzo e caldo, confrontandosi con le origini, la mortalità e la memoria. La canzone che dà il titolo al disco sfoggia arpeggi di quinta perfetta, fiati sommessi e percussioni che fanno da cornice a un viaggio verso un faro, durante l’alta marea e con un vento solitario. La morte di una delle due madri di Jackson quando lei era adolescente influenza i testi in diverse occasioni. La produzione sostiene i momenti più vivaci come Fear bangs the drum e Wild geese. Anche la voce è sicura, accattivante ma mai compiaciuta; diventa potente nelle canzoni più semplici. Una rinascita luminosa per questa musicista britannica di origini olandesi.
Jude Rogers, The Guardian
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Questo articolo è uscito sul numero 1650 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati