Marta Del Grandi (Claudia Ferri)

Nel suo terzo album Marta Del Grandi sembra aggrapparsi a una realtà in cui si manifestano problemi fuori dal suo controllo e in cui le cose sembrano diverse da come avrebbero dovuto essere. Come nella tradizione del pop, Dream life maschera la malinconia con stravaganti sintetizzatori, beat sincopati e slide guitar. L’arrangiamento pensieroso, sognante e vagamente inquietante di 20 days of summer parla di non saper ridere del caos, mentre l’autrice ricorda a se stessa di continuare a respirare. Anche nelle sue composizioni più minimaliste, la musicista italiana infonde calore mentre la sua voce da soprano fluttua tra l’euforia e lo struggimento. Del Grandi sa anche come costruire gioiosi crescendo: Alpha centauri, con il suo desiderio di una vita colma di arte e amore, esplode in una melodia pop degna dei migliori Belle and Sebastian. In An­tarctica la base ritmica vivace sostiene il contrappunto tra temi come l’ecoansia e la speranza. Del Grandi ha trovato le motivazioni per andare avanti: lasciamoci convincere anche noi.
Amanda Farah, The Quietus

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Questo articolo è uscito sul numero 1651 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati