L’infiltrata è basato sulla storia vera di Elena Tejada (Yuste), giovane agente di polizia a cui il suo capo (Tosar) propone d’immergersi nella sinistra nazionalista basca e guadagnare gradualmente la fiducia di alcuni leader dell’Eta. Comincia quindi una lunga missione, durata più di sette anni, in cui arriva a stretto contatto con alcune figure chiave del commando Donostia, spina dorsale dell’organizzazione armata. Il film non è particolarmente raffinato sotto nessun aspetto (in particolare quello ideologico), ma funziona piuttosto bene come thriller. In definitiva i momenti più interessanti sono quelli in cui la macchina da presa di Echevarría si concentra sull’ardua impresa della giovane agente, i suoi tormenti interiori, sulla pressione psicologica a cui è sottoposta, l’angoscia esistenziale e la paranoia che vive quando si ritrova “nella tana dei lupi”.
Diego Batlle, Otros Cines

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Questo articolo è uscito sul numero 1651 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati