“C’è la vita e c’è la morte. Noi eravamo ancora vivi, quindi abbiamo pensato di andare avanti”, diceva Stephen Morris nel 1983 parlando dei New Order, nati per elaborare il lutto dopo la morte di Ian Curtis dei Joy Division. Per Ritchie With a T e Parker Corey degli Injury Reserve la scomparsa del rapper Stepa J. Groggs ha esercitato una spinta simile: reinventarsi e continuare come duo. A cinque anni da By the time I get to Phoenix, ultimo lavoro degli Injury Reserve, i nuovi By Storm tornano con l’album d’esordio My ghosts go ghost, un’esplosione di elettronica nervosa che racconta il lutto, la maturazione e l’inevitabile andare avanti. Se gli Injury Reserve si erano fatti conoscere per un rap sperimentale audace e giocoso, i By Storm convogliano quell’energia verso qualcosa di molto più riflessivo ma altrettanto intenso. Il singolo del 2023 Double trio mostrava già il panico creativo di una band costretta a mutare forma. In tour, tra sconvolgimenti globali e cambiamenti personali, il duo ha imparato a convivere con l’incertezza. In My ghosts go ghost testi e produzione sono più spontanei che mai. Chitarre sghembe, collage vaporwave e improvvisazioni vocali si alternano a momenti di stasi e tensione, mentre Ritchie rappa con una sensibilità estemporanea. Le produzioni di Corey e il flusso dialogico di Ritchie risultano ipnotici in stanze buie con grandi impianti audio, ma in un ascolto intimo momenti come questi fanno percorsi più tortuosi. Il disco trova il suo apice nel finale: And I dance offre una catarsi meritata, segnando il passaggio a una nuova fase. Ritchie e Corey non sono più ancorati al passato, ma spinti dalle promesse del futuro.
Benny Sun, Pitchfork
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Questo articolo è uscito sul numero 1651 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati