John Dowland è morto 400 anni fa e questo album gli rende omaggio in maniera particolarmente affascinante. La musica del disco non è tutta di Dowland: la registrazione prende il titolo da un brano di Purcell e uno dei momenti più memorabili è una versione ipnotica del Corpus Christi carol di Britten. Ma tutto il programma è intriso di quella deliziosa malinconia elisabettiana che Dowland riuscì a distillare con straordinaria efficacia. La voce di Ruby Hughes è particolarmente naturale e il suono è abbastanza ravvicinato da permetterle di cantare in modo morbido e confidenziale. Il canto, il liuto di Jonas Nordberg e la viola da gamba di Mime Yamahiro Brinkmann mantengono tutto in perfetto equilibrio sostenendo una linea espressiva convincente, con un’intensità emotiva mai indulgente, ma sempre comunicativa. Questo approccio si coglie tanto nella musica di Dowland, dei suoi contemporanei e di Purcell quanto nelle composizioni nuove o recenti che chiudono il programma, firmate da Deborah Pritch­ard, Errollyn Wallen e Cheryl Frances-Hoad.
Erica Jeal, The Guardian

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1652 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati