Cosa succede quando deleghiamo le decisioni quotidiane all’intelligenza artificiale? E chi è responsabile quando qualcosa va storto? Sono queste le domande che cominciano a preoccupare, per poi ossessionare, i Cassidy-Shaw, la famiglia privilegiata al centro del romanzo. Ambientata in un futuro prossimo, la storia si apre con loro in viaggio verso un torneo di lacrosse sulla Eastern Shore del Delaware, negli Stati Uniti. Il diciassettenne Charlie manda messaggi seduto al volante del minivan Sens­Trek a guida autonoma; il padre e narratore del libro, Noah, usa il portatile sul sedile del passeggero; la madre, Lorelei, è assorbita dal lavoro e le figlie più piccole, Alice e Izzy, scrivono messaggi e litigano sul sedile posteriore. È una scena d’intimità tipicamente contemporanea: fisicamente vicini, ma ciascuno chiuso nel proprio bozzolo digitale si affidano all’algoritmo del veicolo mentre loro si occupano di tutto tranne che del viaggio stesso. Quando il van si scontra con un’altra auto, uccidendo una coppia di anziani, la questione della colpevolezza diventa al tempo stesso giuridicamente urgente e filosoficamente complessa. È colpa di Charlie che afferra il volante e prende il controllo all’ultimo istante? È colpa dell’algoritmo? O forse è colpa del resto della famiglia, le cui distrazioni apparentemente innocue, come Holsinger rivela nel corso del romanzo, formano una catena causale che conduce alla morte di due persone?
Christopher Webb, Times Literary Supplement

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Questo articolo è uscito sul numero 1652 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati