Due procuratori è una storia circolare che finisce dov’era cominciata, con la porta di una prigione che si chiude davanti a noi. Tra questi due momenti ripercorre l’ostinato viaggio del protagonista attraverso la burocrazia sovietica, dal 1937 al culmine della repressione stalinista, per una procedura amministrativa che si rivelerà una discesa agli inferi. Una serie di corridoi che non portano da nessuna parte sono un’ambientazione kafkiana ma anche di tanti racconti russi che parlano di un sistema senza via d’uscita. Nell’Unione Sovietica stalinista siamo tentati di riconoscere la Russia di oggi, ma nessun regime, per quanto democratico, è esente da ciò che il film descrive – cioè la svolta autoritaria e le sue conseguenze – prendendo una piega crudele.
Mathieu Macheret, Le Monde

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1652 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati