Per raccontare l’ascesa di Putin, il film di Assayas sostiene essenzialmente la tesi del burattino spinto al potere che poi rivela il suo genio strategico agli oligarchi che si aspettavano di controllarlo. Quella stessa narrazione del putinismo da cui, per dirla senza mezzi termini, pensavamo che avrebbe preso le distanze questo adattamento. Ma la sceneggiatura di Assayas ed Emmanuel Carrère appare inebriata dal lato mitologico del tiranno. I dialoghi magniloquenti fanno percepire l’aspirazione a esprimere qualcosa di acuto, ma il film non riesce a trasmettere l’intelligenza di cui si vanta. Una finzione che pretende di raccontare la verità meglio dei libri di storia, ma che alla fine smarrisce il senso della realtà risultando crudemente artificiosa.
Olivier Lamm, Libération
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Questo articolo è uscito sul numero 1652 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati