In scena in questo romanzo di spionaggio c’è un ampio cast di personaggi: Jackson Lamb, onnisciente, obeso, flatulento, un tempo esperto agente dell’MI5 ora caduto in disgrazia, e la sua squadra di uomini e donne molto più giovani che hanno a loro volta mandato all’aria la propria carriera. Poi ci sono i politici nazionali, impegnati in lotte intestine, i giornalisti e, ai vertici, gli uomini e le donne della fittizia sede centrale dello spionaggio britannico, un’elegante casa in Regent’s park. Herron ha creato un intero mondo ma ha dichiarato pubblicamente di non fare ricerche e nelle sue opere non filtra nessuna esperienza personale del settore, come invece accade con altri maestri quali le Carré e Graham Greene, ai quali è stato paragonato. Le regole di Londra ruota intorno al genio dell’hacking Roderick Ho, troppo egoriferito perfino per rendersi conto di essere in pericolo, braccato per le sue competenze sia da una splendida giovane asiatica a caccia di denaro, sia da un gruppo che sta usando lei per arrivare al suo know-how tecnico.
Marina Vaizey, The Arts Desk
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Questo articolo è uscito sul numero 1652 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati