Il romanzo, ambientato nel Tamil Nadu degli anni quaranta, racconta la storia di Ponna e Kali, una coppia di contadini la cui felicità è offuscata dall’impossibilità di avere un figlio. Ponna è una moglie devota e remissiva, il tipo che sembra esistere solo nell’immaginario maschile tamil. Kali la tratta con grande affetto e nutre per lei un desiderio primordiale che però non si può del tutto definire amore. Considerata dalla società una donna sterile, Ponna è esclusa dalla comunità, mentre Kali viene spinto a prendere una seconda moglie. Dodici anni senza figli sono scanditi da migliaia di visite ai templi, preghiere, offerte. La coppia riceve il consiglio di partecipare alla festa di un tempio locale: per una notte le norme sociali si allentano, tutti gli uomini sono considerati dèi e alle donne che desiderano un figlio è concesso di avere rapporti con degli sconosciuti. Nell’avvicinarsi al culmine, la narrazione, abilissima, si fa frenetica come una festa religiosa; presente e passato entrano ed escono dall’inquadratura al ritmo fragoroso dei cimbali. L’impareggiabile capacità di Murugan di restituire il parlato tamil mette a nudo l’organismo complesso della società che descrive. Per un libro che è valso al suo autore minacce di morte, è una lettura sorprendentemente pacata e sensuale.
Meena Kandasamy, The Guardian
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1653 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati