Per una città così lontana dalle fonti originarie del proprio suono – Città del Capo, Bogotá o Bamako – la scena funk e jazz afrolatina di Melbourne si è evoluta in qualcosa di speciale. Radio indipendenti, negozi di dischi e locali hanno coltivato una sete di fusion globale, sostenuta da una mentalità aperta che attraversa la comunità della capitale artistica australiana. Questa apertura ha radici storiche. Negli anni ottanta e novanta gruppi come Galapagos Duck, Allan Browne o The Hoodangers sperimentavano versioni audaci di punk jazz e fusion, in anticipo sui tempi. Quello spirito non è scomparso, si è trasformato. Naarm, nome wurundjeri di Melbourne, è tra le città più multiculturali al mondo. L’apertura verso strumenti insoliti e combinazioni timbriche inedite genera arrangiamenti sorprendenti. Gruppi contemporanei come i Mount Kujo richiamano i collettivi anni settanta, vivendo e registrando insieme. I Mandeng Groove, guidati dal suonatore di kora Amadou Kalissa, hanno viaggiato a Conakry per apprendere la tradizione mandinga e riportarla in città. Gli Afrospace Interchange, con nomi di spicco del jazz­ sudafricano come ZEDSIX e Brian Abrahams, hanno trasmesso melodie e memoria storica a un’intera generazione. Intanto emittenti come Pbs.Fm e 3RRR, locali come il Bar Oussou e etichette indipendenti mantengono viva una scena che unisce lotta, gioia e coscienza spirituale. Jimmy Trash, Bandcamp daily

Mandeng Groove (Bandcamp)

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Questo articolo è uscito sul numero 1653 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati