La sua intenzione non era scrivere un romanzo, ma quando l’uruguaiana Eugenia Ladra se n’è resa conto aveva già riempito quaranta pagine e la storia era ancora lontana dalla fine. Così ha continuato a costruire l’universo di Pueblo Chico, il luogo in cui si svolge la sua prima opera, L’esca. Ogni personaggio sembra candidarsi per un ruolo da protagonista, ma nessuno lo è davvero perché, in fondo, lo sono tutti. Al centro del romanzo ci sono il paese e i meccanismi con cui si organizza una comunità isolata. Tra i personaggi troviamo Marga, l’adolescente che i vicini pensano porti sfortuna; Recio, il giovane straniero che approda in paese; Justa, la nonna; Olga, la levatrice; i pescatori; il cieco Godoy, che vive recluso; e Luisito, proprietario della taverna La Paraíso. Le loro vicende mostrano le norme di quella comunità, che però hanno un sapore universale. È il caso di Marga e del suo passaggio dall’infanzia all’adolescenza, segnato dalla scoperta della sessualità. La storia è ambientata in un passato recente ma ancora analogico: Marga, come l’autrice, nasce negli anni novanta e il presente narrativo si colloca nei primi anni duemila. “Le ho ceduto la mia storia di quel periodo”, dice Ladra. “Non avrei potuto ambientarla nel presente: con la tecnologia ho un rapporto nullo, ho imparato da poco a farmi un selfie. Niente di ciò che racconto è reale, ma non avrei potuto scriverlo senza aver prima vissuto certe esperienze”.
Carmen López, elDiario.es

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Questo articolo è uscito sul numero 1653 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati