Fino a quattro anni fa la fondazione dell’Arabia Saudita era fatta risalire al 1744, l’anno in cui avvenne l’alleanza tra il predicatore Muhammad ibn Abd al Wahab, fondatore del wahabismo, un’interpretazione ultraconservatrice dell’islam, e Mohammed bin Saud, emiro di Diriyah, città che si trovava a pochi chilometri dall’attuale capitale Riyadh, e primo sovrano della futura dinastia saudita. Ma in seguito a un decreto reale del 2022, ricorda il settimanale saudita Al Majalla, la nascita dello stato è stata fissata al 22 febbraio 1727, data della fondazione dell’emirato di Diriyah. Questa nuova interpretazione storica insiste sulla “legittimità del dominio saudita basata principalmente sulla costruzione dello stato” e non più sull’alleanza religiosa con il wahabismo, spiega il giornale. Le celebrazioni del nuovo “giorno della fondazione” fanno parte del tentativo del principe ereditario Mohammed bin Salman di promuovere una nuova identità nazionale, mettendo in evidenza il ruolo della famiglia Al Saud e sminuendo quello dell’ideologia religiosa ultraconservatrice. Per Arab News, che celebra l’evento come tutta la stampa saudita, è un modo per “commemorare le origini storiche”.

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Questo articolo è uscito sul numero 1654 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati