Per decenni i libanesi hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità. Ognuno ha trovato il suo tornaconto. Lo stato, senza mai fare delle riforme e incapace di gestire perfino l’ordinaria amministrazione, si è indebitato a oltranza e ha praticato un clientelismo al servizio degli interessi della classe politica. La Banca del Libano (Bdl), il vero cervello dell’operazione, ha svolto un ruolo di primo piano nella gestione finanziaria del paese, ben al di là delle sue funzioni naturali. Le banche sono state le regine, attirando una quantità sempre maggiore di valuta e realizzando profitti spropositati, se paragonati alle dimensioni dell’economia libanese.

Anche i cittadini hanno avuto la loro (piccola) fetta della torta. Alcuni hanno beneficiato di tassi d’interesse che sfidavano qualunque forma di concorrenza, altri hanno trovato un impiego quasi fittizio solo grazie alla relazione, diretta o indiretta, con il capo della propria comunità. Tutti hanno approfittato della stabilità della lira, sostenuta a un prezzo altissimo, per consumare più di quanto potessero. A causa di fattori strutturali (uno stato senza una gestione efficace e un sistema d’investimenti ingannevole) e delle circostanze (la diminuzione del sostegno economico dei paesi del Golfo e la guerra in Siria), l’illusione si è bruscamente interrotta nel 2019. Sappiamo com’è andata dopo.

Il governo, la Banca del Libano e le banche private sono i principali responsabili della situazione. Ma trasformare il paese in un posto dove ognuno ha il diritto di farsi giustizia da solo non è una buona idea

Da un giorno all’altro i libanesi non hanno più potuto accedere ai loro risparmi. Sono stati incoraggiati a convertire i loro depositi di dollari in lire libanesi, hanno subìto umiliazioni per poter fare operazioni semplici come un prelievo o un trasferimento di denaro. Lo stato latita, la Banca del Libano è nella sua torre d’avorio e le banche private negano la realtà.

I cittadini sono stati gli unici a pagare il prezzo del tracollo. Nonostante questa ingiustizia, hanno conservato la loro dignità. Questa situazione assurda è diventata (quasi) normale. Ma non poteva durare molto.

Tre anni dopo, la rabbia è così forte da diventare incontenibile, al punto che alcuni cittadini hanno preso d’assalto le banche per recuperare i loro depositi. Nei giorni scorsi a Beirut una donna ha preso in ostaggio i dipendenti di una filiale con una pistola finta. Queste rapine, che si sono moltiplicate negli ultimi giorni, sono un fenomeno tanto incoerente quanto logico: come non capire che la violenza sprezzante delle istituzioni provoca la risposta disperata della gente?

Comprendere, tuttavia, non vuol dire giustificare. Il governo, la Banca del Libano e le banche private sono i principali responsabili di questa situazione. Ma trasformare il paese in un posto dove ognuno ha il diritto di farsi giustizia da sé non è una buona idea. Si può essere contenti che le cose stiano cambiando dopo tre anni di letargo e allo stesso tempo si può aver paura che la situazione degeneri. Che succede, infatti, se una o più persone vengono uccise durante una rapina?

Le banche probabilmente si barricheranno e renderanno ancora più complicato l’accesso dei clienti ai servizi di base. Soprattutto la restituzione arbitraria dei depositi attraverso rapine o processi, se diventa un fenomeno di vasta portata, andrà a scapito di tutte le persone che non vogliono o non possono passare subito all’azione. Se la disponibilità degli altri depositi è limitata, o questi vengono ripartiti equamente oppure i primi arrivati saranno gli unici a essere serviti.

È ancora possibile permettere alla stragrande maggioranza dei titolari di conti correnti di recuperare i loro depositi. Ma questo processo deve passare inevitabilmente per un accordo con il Fondo monetario internazionale (Fmi). Il 19 settembre una delegazione dell’Fmi è arrivata a Beirut, qualche mese dopo aver firmato un accordo con il Libano. Finora però nessuno degli impegni assunti da Beirut è stato rispettato.

Senza delle buone leggi sul controllo dei capitali o sulla revoca del segreto bancario e senza un piano sulla ristrutturazione del sistema bancario, la situazione continuerà a peggiorare fino a quando il Libano esaurirà le sue ultime riserve monetarie. È per evitare questo epilogo ineluttabile che i libanesi dovrebbero collettivamente svegliarsi, organizzarsi e ribellarsi. ◆ fdl

Questo articolo è uscito sul numero 1479 di Internazionale, a pagina 44. Compra questo numero | Abbonati