Il rischio di trascurare la colonna sonora di Io capitano c’è, e sarebbe un errore. Il nuovo film di Matteo Garrone, esempio di cinema civile che in diversi momenti non rinuncia alla ricerca del bello, è imbrigliato in una serie di cornici formali che s’influenzano a vicenda. Ci sono la parabola, il road movie, l’avventura, la linea d’ombra, Conrad e Pinocchio, in una girandola di messaggi e ipotesi di vita per i giovani protagonisti capace di mettere in moto una grande macchina didascalica proprio per dissolvere sia la didascalia sia la retorica. All’interno di questa macchina c’è il rischio di dimenticare uno dei moventi principali nella partenza di Seydou, e cioè scrivere pezzi e fare musica (ed eventualmente firmare autografi).

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In realtà, già a partire dal trailer, si capiva che la cantilena fantasmatica di Seydou Sarr – l’attore che interpreta il protagonista, vincitore del premio Mastroianni e voce di molti brani della colonna sonora – è una chiave centrale per comprendere il tono del film, reso perfettamente dalle orchestrazioni del compositore Andrea Farri. È il tono di un’oscurità accecante, che si alterna ai ritmi ludici e festaioli di brani come Senegal e Baby e a quelli appunto da road movie come in Albala del chitarrista maliano Samba Touré, passando dalla presenza estemporanea di Franco Ricciardi sui telefonini con la sua “Leyla, habiba, bella comm’a sta città”. L’equilibrio tra tutti questi elementi è un ulteriore accento sulla forza popolare del film, un assalto alla mestizia di chi vorrebbe che certi viaggiatori oltre a essere senza scarpe, fossero anche senza musica. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1531 di Internazionale, a pagina 98. Compra questo numero | Abbonati