Nei due singoli pubblicati prima dell’uscita del suo terzo disco Disincanto, prevista il 17 aprile, Madame tocca i temi essenziali del cantautorato della sua generazione, di cui resta una delle interpreti e autrici più brillanti: stanchezza, desiderio, fragilità. Il disallineamento rispetto alle aspettative, la performance che lambisce il collasso, un’autocoscienza ai limiti del dolore e del cinismo e l’aver sgamato, da donna nell’industria musicale, il rischio dell’annientamento dietro la tentazione di appagare figure vicine e lontane. Il singolo Disincanto conferma la sua capacità di scrivere in una zona che richiama un po’ la postura della Gianna Nannini di una volta, e conferma anche il legame con la trap cementata ormai nella tradizione, con quello “ah ah ah” in coda al ritornello che fa rima con la paura di “un’anima nel nulla” e che abbiamo sentito in un ampio spettro di canzoni, da Franco 126 a Marracash. Un suono a forma di vocale legato all’introspezione e alla litania, una conferma che serve per riempire le pause e l’obbligo di fare rima, che vale sia come lamento sia come risata alienata, iper-riconoscibile nella costellazione del rap italiano. Un suono che passa a un “ok” deformato nel secondo singolo estratto dall’album, così come la stessa Madame deforma le sue facce nel video di Jacopo Farina, vestita come Mary J. Blige in versione hustle prima che si dedicasse a un soul più innocuo e appagato, a conquiste fatte e guerre finite. Madame invece è ancora in guerra, e per fortuna, perché è un’artista che può crescere proprio al di là dell’orizzonte del consenso. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1659 di Internazionale, a pagina 102. Compra questo numero | Abbonati