Siamo una famiglia non religiosa e non abbiamo cresciuto i nostri due figli come cristiani. Ora però che mio figlio più grande ha cominciato a ricevere inviti per le prime comunioni dei suoi compagni, ho paura che si senta escluso. Non è che abbiamo sbagliato a non iscriverlo a catechismo e religione a scuola come i suoi coetanei? –Tullia
I miei tre figli non sono battezzati e non hanno seguito un’educazione cattolica. Un giorno, quando mio figlio aveva nove anni, un suo amico gli ha chiesto quando avrebbe fatto la prima comunione e, sentendo che non era in programma, gli ha detto: “Scusa ma allora come farai ad avere un telefono?”. Io ho riso pensando fosse una distorsione di un bambino, ma poco tempo dopo una mia amica madre di due gemelli, notoriamente atea e anticlericale, mi ha invitato alla comunione dei suoi figli. E alla mia richiesta di spiegazione mi ha detto: “Li hanno convinti i nonni, in cambio di un telefono”. Insomma, a quanto pare in molte famiglie la prima comunione ha più a che fare con gli smart-
phone che con il corpo di Cristo, e regalarne uno a tuo figlio sarebbe una scorciatoia che risolverebbe tutti i problemi di esclusione. Ma se da un lato è ovviamente troppo piccolo per usare un telefono, è grande abbastanza per potergli parlare della religione, di quanto debba essere una scelta personale, libera da condizionamenti e che lui potrà fare quando sarà più grande. Così gli trasmetterai il messaggio che non è necessario fare sempre come tutti gli altri, che sia la prima comunione o avere un telefono a nove anni.
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1659 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati




