**◆ **Ricordare fa perno su cuore (ri-cor-do), e il cuore è sintesi antichissima di ogni nostra emozione. Non si ricorda davvero, se il cuore reale e metaforico non ci agita il petto, non ci batte in gola. Il ricordo coi battiti nella norma non è nemmeno un ricordo. È un’ombra. È una rappresentazione abusata, una riduzione a favola, un romanzo d’avventure col suo lieto fine, un film, una serie televisiva con ogni tassello al posto giusto. È cifre, elenco di nomi e fatti, rito, esercizio scolastico. È in ultima istanza la prova che qualcosa si è forse irrimediabilmente usurata: la fantasia individuale con i suoi eccessi che mettono il bastone tra le ruote alle rammemorazioni rassicuranti, manierate, che controllano i battiti del cuore, gli impediscono di battere fino all’intollerabile. Forse è urgente che la fantasia riacquisti forza, che esca dallo spettacolo preordinato dentro cui è costretta e torni a essere eccessiva. Parlo della fantasia che mostra qui e ora il passato; che dice: ecco, guarda; che azzera la distanza di sicurezza e fa sentire insopportabilmente nella carne, adesso, l’orrore lontano nel tempo e nello spazio. Non se ne gioverà solo il ricordo del passato ma la prefigurazione del futuro. L’empatia, oggi molto sbandierata, ha qualcosa di finto, di dolciastro. Bisogna reimparare
ad avere troppa individualissima fantasia, e a non vergognarsene .
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1343 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati





