**◆ **Che bello ridere per governare la paura. L’abbiamo fatto fino a poco tempo fa accompagnandoci con striduli sussulti di gola – hi, hi, hi – mentre stampa e televisione ci spaventavano col coronavirus in Cina. Più di tutto ci ha fatto ridere un messaggio vocale sul telefonino. Si sentiva una voce virile che in napoletano offriva in vendita cinesi con la tosse, utili nei luoghi affollati per farsi un piacevole vuoto intorno. Questo mercatino di cinesi è stato davvero una bella trovata. Se n’è parlato sui giornali, s’è rintracciato l’autore, s’è scritto della sua gustosa invenzione sceneggiata ad arte. Il cinese con la tosse ha contribuito a sdrammatizzare la situazione e per qualche minuto al coronavirus è caduta la minacciosa corona. Ma il riso ha sempre un suo stridore di fondo che certe volte dura. Sebbene la Cina sia ormai proprio dietro l’angolo, nell’immaginario è ancora lontana. Cos’è mai un cinese? Non saremmo tuttora capaci, come dice una nota storiella, di ammazzare con un solo cenno della testa un mandarino cinese e non provare compassione? E del resto non c’è in giro la tendenza a vedere in ogni persona dai tratti orientali l’estraneo untore da linciare? La distanza conta, comunque si manifesti. Dubitiamo che, nel clima odierno, il venditore napoletano di Forcella metta in vendita italiani con la tosse e qualcuno ridimensioni il proprio spavento e rida.
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Questo articolo è uscito sul numero 1347 di Internazionale, a pagina 12. Compra questo numero | Abbonati




