È interessante che il personaggio dello scrittore sia sempre più al centro di romanzi, film, serie. Qualche settimana fa Sky ha dedicato addirittura tutta una sua sezione allo scrittore secondo il cinema. Se si pensa che l’ambizione di scrivere romanzi è diventata di massa, se si pensa che il titolo di scrittore è particolarmente diffuso e particolarmente ambito proprio oggi che il suo peso pubblico va sempre più scemando, forse dare uno sguardo a che tipo di scrittore appare sullo schermo non è inutile. La persona svagata che si autodistrugge distillando con un pizzico di follia opere presunte di genio è in netto declino. Trionfa invece l’autore di best seller, maschio molto più che femmina, al culmine della fama o caso mai in tenebrosa crisi. Il suo mestiere è spesso solo un punto di partenza per avviare trame intricate. Lo scrittore è uomo d’azione, finisce dentro storie gialle, di spionaggio, thriller, è in combutta con Satana, viola i confini con altri mondi, si rivela algido tessitore di ragnatele assassine. Si esclude che lo si veda alla scrivania ed è rarissimo che scavi, se non nei problemi del mondo, almeno nei problemi della scrittura e dell’editoria (quando lo fa, si tratta di scrittrice, come in Lasciali parlare di Steven Soderbergh). Lo scrittore-personaggio pare insomma un eroe adeguato alla massificazione del bisogno di eccezionalità.

Questo articolo è uscito sul numero 1468 di Internazionale, a pagina 12. Compra questo numero | Abbonati