“Buonanotte e buona fortuna, figli di puttana”. Sul tetto dell’Ed Sullivan theatre, David Letterman e Stephen Colbert storpiano il famoso congedo di Edward R. Murrow per celebrare la morte del Late show with Stephen Colbert, dopo 33 anni di gloria. Lo fanno scaraventando angurie e poltrone contro il logo della Cbs, che lamenta perdite di milioni di dollari, pubblico vecchio e inserzionisti in fuga. Ragioni vere solo in parte, visto che il programma garantiva prestigio e un buon traino per i notiziari. Il vero mandante ha un nome: Paramount. Per concludere la fusione con Skydance aveva già pagato 16 milioni di dollari per chiudere una causa infondata voluta da Trump contro 60 minutes, rea di aver montato in modo manipolatorio un’intervista a Kamala Harris. Una via breve che ha spinto Colbert, dopo averla definita “una grossa tangente”, ad accentuare la satira frontale e feroce dei suoi monologhi. Postura troppo azzardata per un’azienda che ha bisogno di favori politici. Ora, mentre il conduttore ammette che approfitterà del tempo libero per tornare a respirare e scrivere un libro con il figlio, la Cbs sostituirà lo spazio lasciato vuoto con vecchi sketch comici a basso costo e nessun rischio. È la resa della tv generalista. Produzioni e idee scalzate da materiale riciclato. In evidente contraddizione con i proclami degli editori, retoricamente ansiosi di strappare pubblico alle piattaforme. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1666 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati





