Ali Khamenei era un dittatore sanguinario? E Donald Trump e Benjamin Netanyahu sono due leader guerrafondai? I torti di uno non giustificano i comportamenti degli altri. Come ha detto il premier spagnolo Pedro Sánchez, “si può essere contro un regime odioso, come quello iraniano, ed essere allo stesso tempo contro un intervento militare ingiustificato, pericoloso e al di fuori della legalità internazionale, contro una guerra avviata senza l’autorizzazione del congresso degli Stati Uniti e del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e che viola il diritto internazionale”.
Una guerra tra l’altro scatenata nel bel mezzo di un negoziato e appoggiata solo da uno statunitense su quattro. Nel 2003 il segretario di stato americano Colin Powell mostrò all’Onu una fialetta con una polverina bianca (probabilmente semplice talco) come prova che l’Iraq avesse armi di distruzione di massa per giustificare l’invasione del paese e il rovesciamento di Saddam Hussein.
La seppur minima parvenza di rispetto delle regole (una “prova” come scusa per l’attacco, la richiesta di approvazione del congresso, il coinvolgimento della comunità internazionale) era forse meglio di questa totale, ingiustificata e sistematica violazione del diritto internazionale a cui Trump e gli altri ci stanno abituando. Oggi ogni finzione è sparita.
A queste persone non interessa nulla del popolo iraniano, della sua libertà, della democrazia o del rispetto dei diritti umani. Siamo nelle mani di un gruppo di maschi anziani, violenti e rancorosi. Proprio come quelli che frequentavano Jeffrey Epstein. E non è un caso se uno di loro, che Epstein definiva il suo “migliore” amico, è oggi presidente degli Stati Uniti. Questi leader politici sono la singola più grave minaccia per l’umanità, ha scritto l’antropologo Jason Hickel, e siamo tutti costretti a vivere nell’incubo che hanno creato. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1655 di Internazionale, a pagina 7. Compra questo numero | Abbonati